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Le recensioni di Bruno Elpis

Quei due sulla collina

Attenti a quei due! Non sto parlando di Tony Curtis e Roger Moore, bensì di Alessandro Borio e Mattia Raschér e del loro felice esordio letterario: “Quei due sulla collina” della collana “black and yellow” di Ciesse Edizioni.

I due che stanno sulla collina, invece, sono due anziani coniugi, Menico e Carolina, che nonostante i limiti imposti dall’età (lui e quasi cieco, lei claudicante con stampella), uniscono le loro forze (lui acuto, intuitivo, capace di utilizzare internet; lei dotata di astuzia e senso pratico, sa guidare l’Apecar ed è abilissima nell’aggirare la “dogana” di una vicina pettegola!), si completano a vicenda (in una fusione che è a metà strada tra Mister Magoo e Sherlock Holmes) e, si sa, l’unione fa la forza …

Tanto più che i due terribili vecchietti hanno un nipote vice-commissario, che entrambi sognano di accasare magari dopo una promozione a commissario capo.

La misteriosa morte di due anziane amiche ricoverate in una casa di riposo scatena la curiosità dei due senescenti investigatori improvvisati e, per loro, costituisce la ghiotta occasione per aiutare il nipote a far carriera.

Sullo sfondo, la magica terra di Cesare Pavese: le colline del Monferrato, la riva del Tanaro, tra vigneti e gerbidi.

La narrazione è ironica, di un’ironia a tratti nostalgica e crepuscolare. I dialoghi sono conditi da “neh!” (leggendoli, sembra di sentire l’inflessione piemontese) e parole del vernacolo (tra l’altro, ho avuto modo di apprezzare l’uso dell’espressione “spalmarsi addosso”).

In alcune divertenti pagine, la storia viene narrata dal punto di vista del cane Tartan. Il ritrovamento di un diario è l’occasione per l’incursione nel passato, ai tempi del fascismo.

Mi piace concludere rubando ai “due” uno spunto di riflessione: “… non ti sei mai chiesto quando una persona invecchia? … Uno diventa vecchio quando perde il futuro, quando alla sua anima manca la forza di fare progetti e la parola domani non ha più nulla d’imprevisto … Ma può esserci di peggio. Lo sai quando uno muore? E non parlo della morte fisica, si muore dentro quando si smette anche di ricordare.”

Come vedete, temi importanti. E voi, che ne pensate?

Morte apparente, un romanzo di Thomas Enger

Mi sono accostato a questo romanzo istintivamente attratto dall’estetica del titolo: morte apparente. Il titolo, in un libro, si sa, esplica decisamente quello che nel marketing si chiama un “effetto civetta”. Assorbito da questa evocazione, ho subito pensato a una mia paura antica: per l’appunto, quella della morte apparente. Il senso di soffocare, svegliarsi rinchiusi in una bara, per colpa di un sonno profondo che, annullando le funzioni vitali, anche quelle minimali, viene scambiato per morte. La mia paura forse infantile è motivo sufficiente a farmi preferire la cremazione all’inumazione. Poi la narrazione di Enger mi ha catturato e ho abbandonato la mia suggestione di partenza, rapito da una storia originale ambientata nella Oslo che vive, soffrendo come altre capitali (e non solo) europee, il difficile transito verso la società multietnica. E, capitolo dopo capitolo, mi sono lasciato coinvolgere da una trama intrigante e ben congegnata che, con la sapiente tecnica del “thriller”, affronta molti temi che la società multirazziale propone: con le sue contraddizioni e i pregiudizi sulle culture “diverse” da quella occidentale.

Morte apparente, recensione, iperborea.com

Chiudi gli occhi, di Raul Montanari

L’ambientazione lacustre, decisamente, crea un’ottima atmosfera per una storia nella quale gli elementi si combinano in una miscela esplosiva, che deflagra in una scena collettiva – quella della resa dei conti - di straordinaria violenza fisica ed emotiva: un’autentica mattanza.
Tutto origina da un orrendo delitto (una ragazzina stuprata e uccisa) e dal ritorno in paese dell’indiziato, dopo anni di ostracismo volontario.

Chiudi gli occhi, recensione, qlibri.it

Strane cose, domani

Strane cose, domani” si lascia apprezzare per molti particolari, al di là della storia già di per sé originale: uno psicologo, che ha commesso un inconfessato duplice omicidio, trova un diario abbandonato su una panchina. E’ una specie di messaggio nella bottiglia e appartiene a una giovane, che invoca aiuto. Da questo momento gli eventi si susseguono a cascata, verso un finale drammatico e sorprendente.
E veniamo agli ulteriori motivi di apprezzamento.

Strane cose domani, recensione, qlibri.it