logotype
Bruno Elpis Bruno Elpis Bruno Elpis Bruno Elpis Bruno Elpis

Le recensioni di Bruno Elpis

Il gioco di Carlo D’Amicis (qlibri)

coverLei accettava la mia natura, io la sua 

Il gioco di Carlo D’Amicis - romanzo che, tra i finalisti al premio Strega 2018, non ha potuto partecipare alla sezione giovani per il contenuto erotico esplicito – può essere qualificato un gioco di ruolo a tutti gli effetti (“Non era ancora, il gioco, quel sistema complesso che in seguito avremmo codificato. Ma nella sua generalità l’espressione mi piacque moltissimo, mi autorizzava a pensare che il matrimonio non era poi una cosa troppo seria”) e viene disputato da tre player: Leonardo, in arte Mr Wolf e con funzione di bull; Eva, in arte First Lady e nel ruolo di sweet; Giorgio, detto il Presidente, con funzione cuckold.

Do per scontato (!) che tutti sappiano il significato dell’essere bull, sweet o cuckold (ma in un eccesso di scrupolo dico che i ruoli corrispondono a quello del maschio Alfa, della donna schiava e dominatrice al tempo spesso, del cornuto felice di essere tale) e indugio sulla coppia “aperta” (“Alla fine ci trovammo da soli, naufrago Giorgio e naufraga Eva, in quell’isola deserta chiamata matrimonio”) Eva e Giorgio (“Giorgio non si scordava mai di mettere un fiore sul vassoio, né di ribadire ciò che voleva essere per me: uno schiavo e un padrone”), soffermandomi in particolare sulla figura di Giorgio (“Da Menelao in giù, tutti i cornuti della storia sono stati ricondotti a un banale stereotipo”).

Leggi tutto: Il gioco di Carlo D’Amicis (qlibri)

Il diritto di morire – Dacia Maraini dialoga con Claudio Volpe (qlibri)

coverVivere è diverso da sopravvivere 

Un libro intervista, Il diritto di morire consente a Dacia Maraini di esprimere la propria opinione su eutanasia attiva, eutanasia passiva, suicidio assistito (“Michèle Causse… è ammissibile che una persona decida, a prescindere da qualunque condizione fisica o di salute, di morire?”) e sedazione profonda: situazioni spesso tragiche – su tutti: il caso della madre che aiuta il figlio a morire - che pongono il delicato tema del confine tra libertà, etica, diritto all’autodeterminazione consapevole. 

Il punto di vista è rigorosamente laico (“Capaci di buttarsi in guerre assurde, in atti crudeli e violenti, pur di restare fedeli a un libro sacro scritto in tempi in cui la vendetta sostituiva la giustizia, in cui la schiavitù era la norma, in cui lapidare gli adulteri era considerato giusto e gettare gli omosessuali da una rupe era considerato il volere di Dio”) e critico (“Ogni potere assoluto, appena diventa dominante, si preoccupa di possedere e controllare due grandi eventi: la morte e la vita”), con un’incursione anche nella cultura classica (“Alla tradizione letteraria e mitologia greca non era estranea la questione dell’eutanasia. Mi riferisco al mito di Orfeo ed Euridice”). 

Leggi tutto: Il diritto di morire – Dacia Maraini dialoga con Claudio Volpe (qlibri)

La ragazza con la Leica di Helena Janeczek (qlibri)

coverL’aria era satura di primavera socialista 

Helena Janeczek raffigura Gerda Taro, La ragazza con la Leica, attraverso il contributo di tre testimonianze. Due amanti medici e l’amica di sempre: Willy Chardack, Buffalo, N.Y., 1960; Ruth Cerf, Parigi, 1938; Georg Kuritzkes, Roma, 1960. 

La breve vita di Gerda Pohorylle rappresenta la trama spesso sotterranea di narrazioni che ripercorrono la parabola della giornalista (“La nostra Gerda suona la Remington come uno Steinway”) che diviene fotografa di guerra accanto ad André Friedmann, (“L’ungherese con la Leica… Friedmann? Simpatico gradasso… fatti la barba, con i tempi che corrono il genere maudit è svalutato”), meglio conosciuto sotto pseudonimo (“Come diceva il poeta maledetto: Je est un autre. Dovete chiamarmi Robert Capa”).

Leggi tutto: La ragazza con la Leica di Helena Janeczek (qlibri)

Misfatto in crosta di Gaia Conventi (i-libri)

coverDopo il Pasticcio padano - e con il retropensiero di un’ideale wish list di libri da portarci sotto l’ombrellone – quasi per contrasto climatico (la calura estiva compone un aspro ossimoro con il febbraio milanese descritto nell’opera che ci accingiamo a commentare) c’imbattiamo nel Misfatto in crosta, secondo assist che Gaia Conventi scocca ai lettori nella trilogia estense delle edizioni Le Mezzelane

Anche il Misfatto in crosta ha per attore principale Luchino Girondi, fotografo della polizia scientifica di Milano (“? raro che io veda belle donne sul lavoro, e se le vedo non sono vive”), in equilibrio malfermo tra misoginia incipiente (“Comincio a pensare che per le donne valga la regola degli elefanti: sono splendidi, ma tenerne uno in casa è troppo impegnativo”) e attrazione conclamata per il sesso opposto, qui degnamente rappresentato dalla vicina di casa Desy (“Quindi mi lasci il cagnolino?”). 

Leggi tutto: Misfatto in crosta di Gaia Conventi (i-libri)