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Le recensioni di Bruno Elpis

Il silenzio della collina di Alessandro Perissinotto (i-libri)

coverIl silenzio della collina di Alessandro Perissinotto s’ispira tanto alla quiete del paesaggio (“Tutto intorno c’era il silenzio delle colline; un silenzio pieno di rumori, di versi d’animali, di fruscii del vento tra i rami degli alberi e fatto di immobilità assoluta”), quanto all’omertà degli abitanti (“Una rimozione collettiva”) che vivono nelle zone che videro fiorire il genio letterario di Cesare Pavese e di Beppe Fenoglio e che oggi vivono la nuova fase del “marketing turistico” (“Gli inglesi nel Chianti e i tedeschi nelle Langhe, con il loro marco forte a comprare le case che quelli del posto lasciavano cadere in rovina, quelle sui bricchi, sulle vette modeste ma inaccessibili di quelle ondulazioni che, in certi angoli, si davano arie da montagna”). 

Domenico Boschis è un attore televisivo, che ha quasi rimosso dalla propria vita il padre Bartolomeo e il casale La Colombera, ove si annidano ricordi amari di quando era bambino (“Le botte a mano aperta provocano più rumore che dolore e lasciano lividi solo nell’animo”). La malattia del padre, ormai giunto nello stadio terminale nell’hospice, è l’occasione per tornare nelle Langhe e incontrare nuovamente gli amici della gioventù (“Domenico rivide se stesso, assieme a Umberto, in una delle ultime estati trascorse alla Colombera”), rivedere luoghi (“Non si andava ad Alba ma in Alba”), ricostruire la complicata storia di Maria Teresa Novara (clicca qui per leggerne l’articolo) per far luce su una colpa collettiva (“sequestro a scopo di libidine”) che è il retroscena di rapporti familiari (“Vicini o distanti, i genitori hanno la capacità di farti sentire inadeguato comunque”) e paesani (“Le Langhe basse, dove in una notte si giocano delle cascine di sessanta giornate”). 

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La testa perduta di Damasceno Monteiro di Antonio Tabucchi (i-libri)

coverAntonio Tabucchi dedica al gitano Manolo il suo romanzo intitolato “La testa perduta di Damasceno Monteiro”.
“Hanno scoperto un cadavere decapitato dalle parti di Matosinhos, l’identità è ancora sconosciuta, l’ha trovato uno zingaro, un certo Manolo… sarà il colpo grosso della settimana.”

Si occupa del caso Firmino, inviato speciale a Oporto del giornale O Acontecimento. Questi raccoglie gli indizi che un misterioso testimone gli invia per telefono e confeziona uno scoop a puntate sul suo giornale.
Nel frattempo la testa viene ripescata nel fiume (“Sul tavolo centrale, su un piatto, come nella storia biblica, c’era una testa”)… 

Sullo sfondo iberico (“Lui invece conosceva solo quella luce iberica bianca e accecante, la luce della sua Andalusia e la luce del Portogallo, le case imbiancate a calce, i cani selvatici, i sughereti e i poliziotti che lo scacciavano da una parte e dall’altra”), l’indagine porterà Firmino a ricostruire una storia di droga e a smascherare un’organizzazione che fa capo a un sergente della Guarda Nacional, con l’attenzione puntata sui diritti umani (“Damasceno Monteiro è stato torturato…”). 

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La campana di vetro di Sylvia Plath (i-libri)

coverLa campana di vetro, l’unico romanzo di Sylvia Plath, è un’autobiografia neanche troppo dissimulata. Scritta con uno stile altamente originale, l’opera trasuda angoscia e patimento da ogni parola. La successione degli eventi è tragica e monotematica.
Il romanzo può essere segmentato in tre fasi. 

New York 

Il soggiorno a New York si apre con un riferimento alla cronaca (“Fu un’estate bizzarra e afosa quella in cui morirono sulla sedia elettrica i Rosenberg”): Esther (“Ma io non guidavo proprio un bel niente, nemmeno me stessa”) partecipa a un’iniziativa di studio-lavoro (“Eravamo in dodici all’albergo: avevamo vinto tutte quante il concorso di una rivista di moda scrivendo saggi, racconti e moderni risvolti pubblicitari: come premi avevamo ottenuto un impiego di un mese a New York, spesate di tutto, e pile su pile di buoni…”) e intreccia amicizie (“Doreen mi scelse immediatamente. Mi faceva sentire come se fossi stata molto più acuta degli altri…”) rispetto alle quali si caratterizza per atteggiamento sociopatico (“Mi piaceva guardare gli altri in situazioni cruciali. Se c’era un incidente stradale o una rissa o ujn bimbo sotto spirito dentro un boccale di vetro a forma di campana in laboratorio…, mi fermavo e guardavo con tale intensità da non potere più dimenticare”) e deviante (“Credo che mi aspettassi di vedere il corpo di Doreen ancora giacente nella pozza di vomito come una brutta e concreta testimonianza del mio carattere schifoso”). Il soggiorno a New York è garantito da una mecenate (“Io avevo vinto quella di Philomena Guinea, facoltosa romanziera… avevano fatto del suo primo romanzo un film muto con Bette Davis…”), attraversa esperienze alterne (“Avvelenate tutte quante”) e s’intreccia alla frequentazione di un presunto fidanzato (“Buddy Willard mi condusse… dove c’erano delle grosse bottiglie di vetro piene di bambini morti prima di nascere”) in una relazione insoddisfacente (“Raccontai semplicemente a tutti che Buddy aveva la tisi e che eravamo praticamente fidanzati”) che acuisce il disagio personale (“Pensai quanto fosse strano che mai mi fosse venuto in mente prima che ero vissuta pienamente felice solo fino all’età di nove anni”) e i primi segnali della patologia (“Se nevrotica vuol dire volere nel medesimo istante due cose che si escludono a vicenda, bene, allora io sono infernalmente nevrotica”). I primi pensieri di morte (“Il pensiero che avrei potuto ammazzarmi prese freddamente forma nella mia mente come un albero o un fiore”) si affacciano a Adirondacks in occasione di una discesa sugli sci (“Puntai dritto verso il basso”).

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Preghiera del mare di Khaled Hosseini (i-libri)

coverLa Preghiera del mare, recitata da Khaled Hosseini per bocca di un padre in partenza per un viaggio della speranza con il figlioletto (“Tu sei un carico prezioso, Marwan, il più prezioso di tutti”), è intessuta di ricordi, di orrori (“Il cielo che sputava bombe. La fame. I funerali”), di paure (“Pensare a quanto è profondo il mare, a quanto è vasto e indifferente”) e di aspettative (La fiducia che riponi in me mi strazia”).

La prefazione di Saviano pone l’accento sul tema della speranza (“Riuscire a guardare… oltre, portare l’occhio al di là della linea dell’orizzonte, non fermarsi dove il mare e il cielo si toccano, perché la terra non finisce lì, anzi è proprio lì che comincia”) e sul senso di responsabilità del padre, sul quale grava la fiducia del figlioletto.

Le illustrazioni di Dan Williams sono molto belle, si lasciano ammirare per un tempo superiore a quello richiesto dalla brevissima lettura.

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