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Le recensioni di Bruno Elpis

Pasticcio padano di Gaia Conventi (i-libri)

Qual è la ricetta del Pasticcio padano inventata da Gaia Conventi?

Nell'epoca del trionfo di programmi televisivi culinari nei quali chef e cuochi si atteggiano a divinità che contendono a influencer e opinion leader l’altare di una nuova idolatria, Gaia Conventi combina il suo Pasticcio padano  con gli strumenti che le sono congeniali: carta e penna, una buona dose di umorismo, tanta energia, l’amore per la sua città e per i dintorni di Ferrara.

Ma quali sono gli ingredienti di questa ricetta che promette di compiacere prima l’olfatto e poi il gusto?
Provo a sintetizzarli con le tonalità e lo schema di un programma radiofonico che, nella mattinata, cerchi di fornire qualche spunto alla casalinga che non sappia cosa cucinare a mezzogiorno.

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La vita finora di Raul Montanari (i-libri)

coverSpesso diciamo che gli artisti prevengono i tempi, sanno vedere più lontano grazie all’ immaginazione, intuiscono il futuro con la creatività. In altre parole, per dirla con Oscar Wilde, “ogni singola opera d'arte è l'adempimento di una profezia”.

La pubblicazione de La vita finora di Raul Montanari nei primi mesi del 2018 ha anticipato con inquietante tempismo il florilegio di eventi della turpe cronaca (v. Social-cyber-bullismo e La vita finora di Raul Montanari) che ha avuto come protagonisti ragazzi violenti e genitori ottusi nel loro spregevole difensivismo ad oltranza della prole (“Il genitore convinto che il mondo sia un deposito di orrori e nefandezze che però, miracolosamente hanno risparmiato la sua prole”).

In un contesto ove si respirano le atmosfere reali degli anni duemila, l’anginofobo Marco Laurenti (“La cicatrice era ammiratissima”) – un trentenne che, nella sua infanzia, con l’amata sorella ha subito il paternalismo di genitori “vecchia maniera” (“Loro due si spalleggiavano a vicenda nel punirci, nessuno schiaffo veniva contestato, nessun insulto contraddetto”) - accetta l’incarico d’insegnante in una scuola media di un paesino montano.

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L’estranea di Patrick McGrath (i-libri)

coverL’estranea di Patrick McGrath è Constance: una donna complicata (“Aveva una psiche talmente complicata, tutta ripiegata su se stessa come una conchiglia a spirale, un nautilus, e a volte la sorprendevo a parlare da sola come se rispondesse a quello che sentiva dentro la conchiglia”) e ambigua (“Sidney diceva sempre che… in quel periodo avrebbe preferito se fossi stata un ragazzo. Non gli servivo gran che come femmina. Mi chiamava spesso Ganimede. Il giocattolo sessuale degli dei”), a tratti aliena (“Mi irritava la freddezza che comunicava ogni tanto, il distacco… Volevo capire da dove nasceva”) il cui profilo viene tracciato da due voci. Quella di Constance – infantile (“Tutto è in vendita, me l’ha detto il babbo”), confusa, disorientata -, quella del marito Sidney Klein (“Sono un uomo sentimentale. Sono troppo sensibile…”).

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Uomini che restano di Sara Rattaro (qlibri)

coverFar credere al mondo che ce la farai 

Suscitano rabbia gli uomini disegnati da Sara Rattaro in Uomini che restano: incarnano lo stereotipo dell’egoista (il Sergio di Valeria), dell’eterno indeciso e irrisolto (il Lorenzo di Fosca) e hanno i loro antipodi nella perfezione paziente e disponibile del medico Ale e del ragazzo-padre Fabrizio. 

In un ping pong narrativo tra Valeria e Fosca, le lacrime e i drammi di due donne abbandonate (“La vita è così crudele da sembrare disegnata apposta, così assurda da diventare ridicola”) si dispiegano tra massime prêt à porter (“Ascoltare gli altri occupa il cervello”) ed effetti speciali (“Non puoi distinguere il cielo dal mare se non ti hanno spiegato che cos’è un orizzonte”) a risolvere il quesito di fondo (“Non ci sono abituata… Agli uomini che restano”) di un sistema androcentrico ove la donna oscilla tra isterismi, debolezze e ribellioni sullo sfondo di dilemmi esistenziali (“Lo facciamo tutti in continuazione. Ammazziamo il tempo. Guardiamo film che non ci interessano, aspettiamo che il sole tramonti, navighiamo su internet alla ricerca del nulla. Poi, un giorno, ci guardiamo allo specchio, i capelli sono ingrigiti, i figli cresciuti e improvvisamente ci piacerebbe riavere indietro tutto il tempo che abbiamo buttato”). 

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