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Le recensioni di Bruno Elpis

Fedeltà di Marco Missiroli (qlibri)

coverLa casa che l’avrebbe seppellito di debiti 

Fedeltà di Marco Missiroli avrebbe dovuto intitolarsi Infedeltà. 

Perché di questo – ossia dell’infedeltà principalmente mentale, ma anche fattuale -  tratta il romanzo, seppure in modo criptato da uno stile che è espressione di una sorta di flusso di coscienza policentrico (la narrazione cambia repentinamente pdv e viene condotta dai protagonisti senza soluzione di continuità) che riguarda: Carlo Pentecoste (“Fu certo di fuggire. Dalla casa che l’avrebbe seppellito di debiti, dal tentativo di riparazione materiale, dal sigillo di una maturità ufficiale”), la moglie Margherita (“Non dirmi che bidoni l’appuntamento di Buzzati”), la studentessa Sofia, l’indefinibile Andrea (“È il suo fisioterapista. Morso di cane, infezione…”), e perfino la suocera Anna che – a causa di alcune cartoline rinvenute - sospetta di tradimento il defunto marito. 

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Cara Napoli di Lorenzo Marone (i-libri)

coverCara Napoli, scrive Lorenzo Marone.

È un testo che potrebbe far convergere l’orgoglio nazionale e il senso di appartenenza in luogo dei vergognosi episodi di contrapposizione che costellano la cronaca fattuale, politica e sportiva dei nostri giorni.
La lettera che Lorenzo Marone scrive ha capitoli intitolati con binomi saldati dalla “e commerciale”. Interroghiamo www.sapere.it e leggiamo:
Da dove deriva il simbolo “&”?
In italiano si riconosce come e commerciale: in realtà il suo nome è ampersand ed è il simbolo della congiunzione coordinativa "e", l’"and" inglese.
In passato l’ampersand veniva collocata al termine dell’alfabeto latino, come se fosse una lettera a sé stante; prese il nome di ampersand nell’Ottocento in Gran Bretagna e pur occupando l'ultimo posto anche nell'alfabeto inglese, dopo la zed (zeta).
Oggi si usa di solito nei nomi di imprese commerciali, non più nel linguaggio corrente. 

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I nomi epiceni di Amélie Nothomb (i-libri)

coverClaude e Dominique: sono I nomi epiceni (“Epicène.. è il nome più epiceno del mondo”) di Amélie Nothomb, che scrive un’opera su odio e vendetta e ambienta questo grumo di sentimenti negativi nel nucleo familiare. 

La trama è lineare: con stratagemmi semplici (“Aveva saputo che Chanel n. 5 era la chiave della sua anima”) Claude (“Claude è meraviglioso… Ti ama. È serio. Ed è anche bello”) conquista l’insicura Dominique che, dopo qualche titubanza (“In sua presenza, Dominique provava angoscia”), accetta di sposare l’ambizioso giovanotto che la condurrà da Brest a Parigi. 

Con la stessa determinazione Claude pretende un figlio: concepita con difficoltà (“Il suo ventre ormai la terrorizzava: ci si aspettava da lui una dinastia che si rifiutava di produrre”), Epicène (“Preferisci un maschio o una femmina? … Abbiamo due nomi epiceni… Ben Jonson, un celebre contemporaneo di Shakespeare, ha chiamato così una delle sue opere teatrali. Epicène è il nome, per lui, della donna perfetta”) – così si chiama l’erede – fin dalla nascita incontra l’incomprensibile e inspiegabile ostilità dell’ambizioso padre. 

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L’ospite inquietante di Umberto Galimberti (i-libri)

coverIn relazione a un precedente articolo sul nichilismo (http://www.i-libri.com/fatti-e-libri/il-nichilismo/), ci è stato segnalato L’ospite inquietante diUmberto Galimberti come testo per approfondire l’argomento. 

L’opera, come anticipato nell’introduzione, parte da una constatazione sulla condizione giovanile (“Un po’ di musica sparata nelle orecchie per cancellare tutte le parole, un po’ di droga per anestetizzare il dolore o per provare una qualche emozione…”) per dimostrare un assunto (“Il disagio non è più psicologico, ma culturale”) fondamentale per valutare i sintomi (“Il nichilismo… può segnalare che a giustificare l’esistenza non è tanto il reperimento di un senso vagheggiato più dal desiderio… che dalle nostre effettive capacità, quanto l’arte del vivere - téchne tou bìou - … che consiste nel riconoscere le proprie capacità … e nell’esplicitarle e vederle fiorire secondo misura - katà métron)” e le possibili reazioni (“Questo spostamento dalla cultura cristiana a quella greca potrebbe indurre nei giovani quella gioiosa curiosità di scoprire se stessi e trovar senso in questa scoperta…”). 

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