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Le recensioni di Bruno Elpis

American Psycho di Bret Easton Ellis (i-libri)

coverAmerican Psycho di Bret Easton Ellis è Patrick Bateman, un esponente della folta schiera degli yuppies (“Lavoro a Wall Street. Alla Pierce & Pierce”) che hanno caratterizzato la fauna di Manhattan (e non solo) nei gloriosi (!) anni ’80 e ’90. 

La critica sottointesa è spietata, tanto quanto i delitti  intercalati nelle pagine horror-splatter che hanno reso famoso il romanzo, a significare la follia conclamata di una vita costruita sul vuoto del  culto dell’esteriorità (“Le scarpe che calzo sono mocassini di coccodrillo A. Testoni”), della forma fisica (“La palestra alla quale sono iscritto, la Xclusive, è un circolo privato a quattro isolati dal mio appartamento nell’Upper West Side”) e della frenesia lavorativa pericolosamente sostenuta da alcol, droga (“Ci serve un po’ di turbopolvere boliviana”) e psicofarmaci (“Una sorta di baratro esistenziale mi si spalanca davanti mentre mi aggiro… dopo aver preso tre Halcion - che da quando il mio corpo si è assuefatto agli psicofarmaci non mi aiutano più a dormire ma almeno arginano la follia –“). 

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La ragazza del treno di Paula Hawkins (i-libri)

coverLa ragazza del treno di Paula Hawkins è Rachel: una giovane donna, reduce da una delusione matrimoniale (“Ho perso il controllo di tutto. Anche dei luoghi che si trovano dentro la mia testa”), che si rifugia nell’alcol per affogare il proprio dolore (“Sono ingrassata e ho il viso gonfio per l’alcol e la mancanza di sonno: gli altri leggono i segno della devastazione scritti sul mio corpo, sul mio volto, nel mio comportamento, nei miei movimenti”). 

Ospite presso un’amica (“Occupo la camera degli ospiti dell’appartamento di Cathy, grazie alla sua generosità”), Rachel si costruisce una vita fittizia: finge di recarsi ogni giorno al lavoro, che ha perso a causa dell’etilismo, e per coprire il tratto Ashbury-Londra ogni giorno prende il treno (“Il treno della sera parte alle 17.56 ed è un po’ più lento di quello del mattino: ci mette un’ora e un minuto, sette minuti in più, anche se si ferma nelle stesse stazioni”), che nel tragitto lambisce la casa, il civico 23 di Blenheim Road (“Non mi interessano le altre abitazioni, men che meno quella che si trova Quattro porte più Avanti, e che un tempo era mia”), che un tempo abitava con l’ex marito Tom e che questi oggi condivide con la seconda moglie Anna e un neonato. 

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Il nipote di James Purdy (qlibri)

coverNelle omissioni di Cliff lei scopriva la sua vita 

In un paese dell’Ohio l’anziana Alma vive nell’attesa delle succinte lettere che il nipote Cliff spedisce dal fronte (“Ma era proprio in quel poco che dicevano che Alma leggeva il molto che c’era. Era nelle omissioni di Cliff che lei scopriva la sua vita”). 

Quando un telegramma comunica che Cliff risulta disperso, la malinconica Alma s’interroga sulla vita del nipote e sulla natura del loro legame. L’indagine coinvolge l’intero vicinato. Il romanzo è una raffinata analisi di rapporti e sentimenti, condotta in un’atmosfera di sospensione. 

Giudizio finale: perlustratore, malinconico, scettico. 

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I nomi epiceni di Amélie Nothomb (qlibri)

coverPreferisci un maschio o una femmina? 

Può una vita esser concepita per realizzare un disegno di vendetta? 

Amélie Nothomb lo ritiene plausibile e grazie a Claude e Dominique – I nomi epiceni – ci racconta una storia noir, più nei contenuti che nella dinamica, che trova nella figlia Epicène (“Preferisci un maschio o una femmina? … Abbiamo due nomi epiceni… Ben Jonson, un celebre contemporaneo di Shakespeare, ha chiamato così una delle sue opere teatrali. Epicène è il nome, per lui, della donna perfetta”) la perfetta incarnazione della sinistra nemesi. 

Giudizio finale: vendicativo, astioso, epiceno. 

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