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Le recensioni di Bruno Elpis

Cecità di José Saramago (i-libri)

coverIn un eccesso visionario José Saramago interpreta in Cecità le ansie millenaristiche di pandemia, che periodicamente e ciclicamente scuotono l’opinione pubblica (così fu con l’AIDs negli anni ottanta, con il morbo della mucca pazza, con lo spettro dell’aviaria…). 

Il romanzo percorre in un crescendo di tensione e di terrore il primo manifestarsi della malattia (“Gli occhi dell’uomo sembrano sani, l’iride si presenta nitida, luminosa, la sclera bianca, compatta come porcellana”), il tentativo di inquadrarla (“Le è entrato qualcosa negli occhi, non gli venne in mente, e tantomeno lui avrebbe potuto rispondere, Sì, mi è entrato un mare di latte”) in una diagnosi preliminare (“Questa cecità è bianca, esattamente al contrario dell’amaurosi, che è tenebra totale”), la sua definizione (“Il mal bianco… come l’indecorosa cecità aveva cominciato a essere designata”), la diffusione del morbo, il tentativo di isolare gli infetti in un luogo chiuso e presidiato (“Si trattava in sostanza di mettere in quarantena tutta quella gente, secondo l’antica prassi ereditata dai tempi del colera e della febbre gialla”), la reazione repressiva del potere (“Fu la paura a fargli puntare l’arma e sparare una raffica a bruciapelo”) e il cinismo delle contromisure (“La cosa migliore sarebbe lasciarli morire di fame, morta la bestia addio veleno”), il divampare del contagio, l’infuriare della distruzione, il degrado dei rapporti umani (“Sono spaventati, non sanno dove andare, è che non c’è paragone tra il vivere in un labirinto razionale, come lo è per definizione un manicomio, e l’avventurarsi, senza la guida di una mano né il guinzaglio di un cane, nel labirinto demenziale della città…”), le dinamiche psicologiche e sociali che si sviluppano in un contesto estremo e di emergenza. 

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Stoner di John Williams (i-libri)

coverEstendendo alla personalità la bipartizione dei fenotipi ereditari individuati da Mendell, potremmo dire che anche nel consesso umano s’incontrano caratteri predominanti e caratteri recessivi. A quest’ultima categoria – quella delle persone pacate, rispettose, tolleranti, attente ai particolari – appartiene “Stoner” di John Williams.
I romanzi dei nostri giorni abbondano di protagonisti “predominanti”, nei quali gli scrittori trasfondono narcisismo, esibizionismo, esasperazioni e mistificazioni che trionfano nella vita reale. Più difficile è interpretare la normalità, l’ordinarietà della lotto quotidiana per la sopravvivenza sociale e individuale o quell’endemico confronto con le difficoltà che invece statisticamente rappresentano l’id quod plerumque accidit di molte vite. 

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Augustus di John Williams (qlibri)

coverQuell’ordine di cui siamo meri strumenti 

Biografia romanzata ed epistolarizzata del primo imperatore di Roma, Augustus di John Williams muove l’azione dalla notizia dell’assassinio di Giulio Cesare, che raggiunge il figlio adottivo Ottaviano in Grecia, ove il giovane si trova con gli amici Agrippa e Mecenate (“Faremo come dice Mecenate… salperemo per l’Italia il più in fretta possibile”). 

Nei primi due libri dell’opera, le lettere di molteplici mittenti delineano giudizi (Cicerone: “Il ragazzo non vale nulla, e non dobbiamo temere alcunché”) sulla figura dell’imperatore, espressi da antagonisti (Antonio: “Comunque, almeno in parte, è idiota per davvero: perché si dà delle arie dannatamente presuntuose per essere un ragazzo, per giunta nipote di uno strozzino e con un cognome preso in prestito… Non capirò mai cosa abbia spinto il grande Cesare a fare di quel giovane l’erede del suo nome, del suo potere e della sua fortuna”), amici e letterati. 

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Affabulazione di Pier Paolo Pasolini (qlibri)

coverLe uccisioni vecchie e nuove 

Affabulazione di Pier Paolo Pasolini è una tragedia nella quale si amalgamo gli echi del dramma sofocleo, l’esperienza personale del difficile rapporto che il poeta di Casarsa ebbe con il padre (“I due casi più comuni: cioè quello in cui il padre ignora, e quello in cui il padre odia il figlio…. Restano da considerare ora i padri che non ignorano né odiano i loro figli. Ce n’è di due specie: coloro che fingono di amarli in modo diverso da quello in cui li amano; e coloro che fingono di amarli semplicemente perché non li amano”), la sensibilità epocale per i contrasti tra generazioni. 

Non gliene importava niente di me,
e di tutte le uccisioni, vecchie e nuove,
che legano un padre e un figlio…” 

Pasolini sovverte lo schema classico del conflitto edipico: l’amore incestuoso muta il proprio verso, orientandosi in linea retta discendente dal genitore al figlio anziché in direzione ascendente, e ribalta il senso del complesso psichico, che intercorre tra congiunti dello stesso sesso anziché di sesso opposto. 

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