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Le recensioni di Bruno Elpis

Io so chi sei di Paola Barbato (qlibri)

coverGli alberi troppo dritti finiscono dentro alle aiuole 

Il romanzo è costruito sulla tensione psicologica indotta da un misterioso stalker che – attraverso un cellulare recapitato nella cassetta postale di Lena – induce nella vittima l’illusione che Saverio, l’amante scomparso nell’Arno in preda ai fumi dell’alcol o della droga, sia ancora in vita (“C’è qualcuno che ti provi, che ti abbia mai provato che sia davvero lui?”). 

Da quel momento, tutte le azioni di Lena sono dettate dalla sudditanza psicologica (“Ma la regola era una sola: lui comandava e lei ubbidiva”), dalla paura (“Aveva l’odore della paura addosso, nel respiro, nei capelli, sulla pelle, ed era un odore onesto, quasi buono, preferibile a tanti falsi odori…”), dal desiderio di ritrovare in vita la persona amata (“Faccio quello che vuoi se mi dimostri che è vivo”), che - detto tra di noi - ha un profilo odioso e insopportabile nel passato della protagonista. 

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L’isola dell’abbandono di Chiara Gamberale (qlibri)

coverLabirinti dove, per uscire, dobbiamo mollare il filo 

Il filo di Arianna unisce un’Arianna contemporanea all’Arianna della mitologia: entrambe abbandonate a Naxos, entrambe destinate a un nuovo amore. 

L’Arianna de L’isola dell’abbandono di Chiara Gamberale è un’illustratrice vittima della sua fantasia drammatica e della sindrome dell’abbandono. Ha creato l’elefantino Naso, un pelouche che ogni volta viene smarrito, ma ogni volta torna sempre dalla sua bambina (“Talmente paralizzata all’idea di venire abbandonata da scegliere un amico capace di fare solo quello: abbandonarla”) e il coniglio Pilù (“Una specie di coniglio bipolare”), così simile al narcisista e distruttivo Stefano, individuo egocentrico, bizzoso e drogato che riesce a farsi odiare dal lettore con tutte le forze.
Ma non risulta neppure simpatica l’Arianna contemporanea, che passa da Stefano, al surfista Dì, al terapeuta Damiano e si affaccia pericolosamente alla maternità del povero Emanuele (“Abbiamo paura di non essere amati. E allora ci rifugiamo nel nostro trauma, nella nostra ossessione”).

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Dracula ed io di Gianluca Morozzi (i-libri)

coverCosa succede se Dracula abbandona la Transilvania e si manifesta a Bologna? L’esperimento è il tema di Dracula ed io di Gianluca Morozzi, che ambienta nella città felsinea una vicenda humour-horror con un protagonista irrituale: un vampiro che sfida i cliché (“Dracula aveva impiegato qualche secolo a imparare a uscire in pieno giorno senza danni”), le mitologie (“Lo aveva sempre divertito l’idea romantica del vampiro che dorme nella bara”) e le dicerie (“Come quelle altre sciocchezze sull’aglio, la croce, il frassino e gli specchi”), ferme restando la vocazione (“Dracula aprì la dispensa: c’erano fiale di sangue in numero tale da sfamare non solo lui, ma tutti i figli ancora vivi che aveva sparso per il mondo”) e le proprietà del personaggio (“Se fosse diventato nebbia, il pezzo di metallo in testa che lo devastava di dolore… sarebbe caduto per terra lasciandolo libero”). 

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Storie di ordinaria follia di Charles Bukowski (i-libri)

coverLe “Storie di ordinaria follia” diCharles Bukowski possono essere idealmente classificate in cinque categorie, tutte designate dalla lettera E di ego (da “Quattro chiacchiere in pace”: “ecco UNA COSA che non va con gl’intellettuali e gli scrittori: sono sensibili solo alle loro gioie e ai loro dolori. Il che è normale ma schifoso”):
-      Erotici (o presunti tali)
-      Equestri
-      Estetici
-      Egoriferiti (o, più semplicemente, autobiografici)
-      Extra-surreali 

Al primo gruppo appartengono le storie nelle quali Charles declina il proprio machismo (“Tre donne”) in una concezione materialistica del sesso che vede nella donna (sempre designata dal pronome “essa”) lo strumento di un piacere meccanico, da perseguire a ogni costo. Anche attraverso uno scambio d’identità (Ne “Il giorno in cui parlammo di James Thurber”, si finge il poeta francese André per conquistare le grazie di una ragazza e, in qualche modo, del suo compagno) o ricorrendo alla “Violenza carnale” (“la seguii. Non si volse mai indietro… Essa, sempre più bona”). 

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