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Le recensioni di Bruno Elpis

Meridiano di sangue di Cormac McCarthy (qlibri)

coverCento dollari per ogni scalpo

Meridiano di sangue di Cormac McCarthy è un romanzo che fin dalle prime righe dichiara subito i suoi intenti: bellicosi (“La tenda cominciò a ondeggiare e deformarsi, e come un’enorme medusa ferita si afflosciò lentamente al suolo…”), incendiari (“L’albergo stava bruciando e c’era gente intorno a guardare”), orrifici (“Un muso rincagnato e raggrinzito, piccolo e cattivo, labbra nude arricciate in un orribile sorriso e denti azzurro pallido alla luce delle stelle. Si piegò su di lui. Gli scavò abilmente due solchi sottili nel collo e piegando le ali su di lui cominciò a bere il sangue”).

Non è propriamente facile seguire le gesta di un ragazzo che si unisce a masnadieri (“Saremo degli irregolari, ma non vogliamo passare per straccioni, vero?”) ribelli (“Mentre quei bambocci di Washington scaldano le loro poltrone, se noi non ci muoviamo, un giorno sul Messico – e mi riferisco a tutto il paese – sventolerà una bandiera europea”) e mercenari (“Si chiama Glanton, disse Toadvine. Ha fatto un contratto con Trias. Gli pagheranno cento dollari per ogni scalpo e mille per la testa di Gomez”) che seguono un itinerario di morte nel far west (“Andremo nella Sonora”).

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Le particelle elementari di Michel Houellebecq (qlibri)

coverEsistenze attraversate da correnti di coscienza

Attraverso le storie di due fratellastri, Bruno e Michel, Houellebecq ripercorre gli ultimi decenni del XX secolo per sancire il fallimento delle filosofie hippy, new age e materialistiche. E proietta negli anni 2000 le sorti disperate di un’umanità in balia del nichilismo.

Le vicende personali di Bruno e Michel (e delle donne alle quali si accompagnano) sembrano dimostrare l’impossibilità esistenziale di pervenire – se non alla felicità - alla realizzazione individuale (“Erano entrambi consapevoli di vivere la loro ultima vera relazione umana, e questa sensazione dava qualcosa di straziante a ciascuno dei loro minuti”).

Bruno è afflitto dall’ossessione sessuale (“Aveva scelto di venire qui, di partecipare alla vita del centro vacanze”), Michel vive combinando la ricerca scientifica a una forma di apatia che, nel sorprendente finale, trova una ragione strutturale. Parimenti, le sorti dell’umanità sono segnate dall’evoluzione scientifica che orienta il corso della storia umana verso soluzioni agghiaccianti e travolgenti l’individuo.

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Fino a quando la mia stella brillerà di Liliana Segre (i-libri)

coverÈ una prima infanzia che ricorda con tanto amore e nostalgia quella descritta nella prima parte di Fino a quando la mia stella brillerà di Liliana Segre

Adorata dai nonni sia paterni sia materni, educata da papà Alberto con attenzione e protetta con affetto (“Mio papà era arrivato al punto che nei libri che mi leggeva la sera sostituiva la parola mamma in la parola nonna”), la piccola Liliana – rimasta orfana di mamma appena nata – vive idealizzando il papà, del quale è gelosa, in una famiglia borghese di Milano (“I fratelli ebrei Segre negli anni Trenta avevano una scuderia che si chiamava come la gioventù fascista: Balilla”). 

Poi, bruscamente, la vita cambia (Seconda parte: “Cambia tutto”). L’emanazione delle leggi razziali sottopongono la bambina a una dura prova: l’emarginazione (“Espulsa. Avevo appena compiuto otto anni…”), incomprensibile e assurda, in un clima generale ostile (“Quello che accadeva a noi ebrei avveniva nell’indifferenza generale”) nel quale, tuttavia, si possono distinguere alcuni giusti: la governante, la balia “asciutta” e pochi altri. 

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Mio fratello di Daniel Pennac (i-libri)

coverMio fratello di Daniel Pennac ripercorre il rapporto profondo tra lo scrittore e l’amato Bernard (“Una resezione alla prostata… e tuo fratello muore di setticemia”): un uomo generoso, un punto di riferimento, non privo di un disagio esistenziale (“Vivere non è mica uno scherzo”) sul quale Pennac s’interroga.

Il ricordo opera su più fronti: sia attraverso i momenti di vita comune, sia nell’adattamento teatrale di un racconto di Melville (“Bartleby per me era una compagnia che suppliva… all’assenza di mio fratello”), quello stravagante  Bartleby (“Vive dunque di biscotti allo zenzero”) che nasconde dietro una frase (“La frase Preferirei di no, contrapposta all’ordine perentorio di un datore di lavoro, suscitava l’ilarità degli spettatori”) e un atteggiamento di rifiuto le cause di un disperazione forse acuita dal lavoro svolto in passato (“Le lettere smarrite!”).

Attraverso le analogie  (“Verso la fine della vita ogni tanto faceva dei biscotti, quei biscotti del Sud… Un giorno ci mise dello zenzero… Gradisci un Bartleby?”) con il racconto di Melville, Pennac s’interroga sul significato di una relazione essenziale (“Il mio lutto… fu mimetico. Un pomeriggio, girando il cucchiaino nella tazzina del caffè, mi fermai di colpo: Bernard faceva esattamente quel gesto”) e giunge forse a individuare una possibile causa dell’angoscia fraterna (“Ho chiesto alla moglie di dirmi qualcosa di gentile su mio fratello… alla fine disse: Non l’ho mai tradito”).

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