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Le recensioni di Bruno Elpis

In esilio di Simone Lenzi (qlibri)

coverDa un apericena vegan all’altro 

In esilio di Simone Lenzi è la storia del processo di isolamento del protagonista narratore. Anche se, più che narrazione, l’autore scrive una filippica. 

L’autoemarginazione è conseguenza di un atteggiamento critico verso mode e tendenze (“A piedi nudi negli orti urbani, da un apericena vegan all’altro, con i figli attaccati alle tette, per gli antichi semi come fonte di auto-reddito”), che a volte si tinge di qualunquismo (“Ecco l’avevo ammesso. A me dell’ecologia non me ne fregava nulla”). 

Nonostante qualche resistenza della moglie (“Parla piano, disse: già non abbiamo più amici, con tutte le tue sparate”), il cinismo si afferma contro tutto (“Non abbiamo figli. Cosa vuoi che me ne freghi, cosa vuoi che te ne freghi dello scioglimento dei ghiacciai?  E dell’effetto serra?”) e tutti (“Io non lo so cosa è meglio. Non siamo come questi che sanno tutto; guardali, le dissi, sanno tutto loro, hanno un’idea su tutto”). 

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Quando ridi di Giorgio Teruzzi (qlibri)

coverDomande elementari diventano offensive 

Strana la sorte di un padre, che vorrebbe essere l’eroe di sua figlia, mentre Giulia gli nega questo ruolo. Di questo narra Quando ridi di Giorgio Teruzzi con sottotitolo “Parole sussurrate a una figlia”. 

Giulia è in partenza, deve stabilirsi all’estero per frequentare un’università straniera. Il commiato è motivo per ripercorrere i momenti salienti del rapporto, sempre in bilico tra dissidi generazionali (“… esplodono le mine. Domande elementari tipo A che ora torni? Con chi esci? Dove vai? Diventano offensive”) e di sensibilità, ma sostenuto da un’affinità di fondo che si nutre di stimoli culturali. 

Tra gli altri, c’è anche il capitolo più spinoso: quello del divorzio dalla madre di Giulia (“Ci siamo separati quando Giulia aveva sette anni”). 

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Mio fratello di Daniel Pennac (qlibri)

coverI would prefer not to

Mio fratellodi Daniel Pennac è Bernard, uomo profondo e originale (“Evitiamo di aggravare l’entropia”) che cela dietro alla centralità del suo ruolo familiare e fraterno un disagio esistenziale (“Un tentativo di suicidio. Tentativo fallito. Se l’è cavata. È in ospedale. Lavanda gastrica”) sulle cui cause l’autore s’interroga.

Dopo la morte di Bernard, il ricordo dei momenti di vita comune viene condotto anche grazie all’adattamento teatrale del Bartleby di Melville: il racconto di un rifiuto opposto alla vita (“I would prefer not to. Anch’io, peraltro, trovavo che fosse una formula divertente. Eppure conoscevo la fine”) da parte di un bizzarro scrivano (“La sua algida e cadaverica noncuranza”) che in uno studio notarile convive con altri due scrivani – Tacchino (“Era pomeriggio… Tacchino era incandescente come un paiolo di rame…”) e Spigolo – e il commesso Zenzero.

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I tabù del mondo di Massimo Recalcati (i-libri)

coverÈ un percorso attraverso I tabù del mondo quello che  Massimo Recalcati percorre in questa opera dedicata – e non c’è bisogno di spiegare il perché - a Pier Paolo Pasolini corsaro. 

“Il tabù non segnala forse un luogo inaccessibile, inviolabile, dove non è possibile per nessun essere umano, transitare e, al tempo stesso, la passione irresistibile per la sua violazione?”
Secondo la migliore tradizione della psicoterapia il viaggio si svolge attraverso le figure dell’antichità, della mitologia e della classicità (“Ecco allora apparire le sagome di Caino, Edipo, Ulisse, Antigone, Medea, Priapo, Don Giovanni e tante altre ancora”). 

Scorrono così Edipo (“Infrangerà i tabù più grandi…: ucciderà suo padre e si unirà sessualmente con sua madre”), Narciso (“Caravaggio… ci presenta il giovane Narciso… L’anestesia affettiva è un tratto anche clinico della personalità narcisistica che segnala la sua impossibilità di entrare in una forma di legame con l’altro in quanto tutta la sua libido appare sequestrata dal proprio Io”), Antigone (“Donare la morte a chi più si ama al mondo non evoca forse il carattere estremo del gesto di Antigone?”) e tanti altri. 

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