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Le recensioni di Bruno Elpis

Fino a quando la mia stella brillerà di Liliana Segre (qlibri)

coverDal Binario 21 della Stazione Centrale 

Fino a quando la mia stella brillerà è la testimonianza, raccontata ai ragazzi in età scolare, resa da Liliana Segre, miracolosamente sopravvissuta alla disumana esperienza del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. 

Il romanzo si articola in due parti. La prima custodisce i ricordi felici di una bambina innamorata di suo padre, amorevolmente curata dai nonni dopo la morte prematura della madre. I ricordi felici sono documentati da un album fotografico che mantiene qualche immagine di una famiglia distrutta dalla shoa. La seconda parte descrive – in un crescendo da brividi – l’emarginazione, lo sfollamento a Inverigo, un vano tentativi di fuga in Svizzera per evitare la persecuzione, la deportazione, gli orrori della prigionia. 

La cesura netta tra le due parti è rappresentata da una vergogna italiana: l’approvazione delle leggi razziali. 

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C’era due volte il barone Lamberto di Gianni Rodari (qlibri)

coverAnche alle lucertole ricresce la coda

Il barone Lamberto è un arzillo vecchietto che ha trovato il modo di ringiovanire a vista d’occhio, con uno stratagemma di pirandelliana ispirazione (“Le parole precise del santone arabo incontrato per caso all’ombra della Sfinge: Ricordati che l’uomo il cui nome è pronunciato resta in vita”) sulle rive del Cusio  (“Le montagne hanno innalzato tutt’intorno i loro sipari verdi e azzurri e dietro le cime svetta il Monte Rosa, come un gigante che guardi di sopra le spalle delle persone comuni”).

Ma un nipote squattrinato e voglioso di entrare in possesso dell’eredità approfitta di un manipolo di banditi per sopprimere lo zio. I malviventi chiedono il riscatto e per fare questo tagliano l’orecchio del barone (“Non capisco tanta meraviglia. Anche alle lucertole ricresce la coda”).

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I tacchini non ringraziano di Andrea Camilleri (qlibri)

coverDalle parti della mia casa in Toscana

Protagonisti de I tacchini non ringraziano di Andrea Camilleri sono in prevalenza animali domestici – cani, gatti e uccelli – ma c’è spazio anche per qualche rettile (L’anno della grande caccia: “Ci metta due o tre ricci, I ricci se le mangiano, le vipere… Era un verdone… don Gaetano…”).

I racconti traggono ispirazione da esperienze vissute nella casa di campagna dello scrittore (“Si aggirano strani uccelli dalle parti della mia casa in Toscana. La casa si trova nelle vicinanze del Monte Amiata a 850 metri d’altezza ed è circondata da un bel pezzo di campagna”).

In tutta sincerità credo che con gli animali si possano scrivere ben altri racconti (del resto la letteratura è ricca di esempi illustri da Esopo, Fedro, La Fontaine, Andersen e via discorrendo) e anche i disegni – sagome nere stilizzate – non sono certo un omaggio alla fantasia e ai colori della fauna.

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Cara Napoli di Lorenzo Marone (qlibri)

coverCara Napoli di Lorenzo Marone è una dichiarazione d’amore per una città, una cultura, un modo di vivere e di pensare. 

I racconti sono pillole di narrazione o fotografie di scorci di vita e  sono organizzati in sezioni denominate con binomi. 

Storia & leggenda
Nel racconto Riunioni segrete in villa i grandi del passato prendono vita (“Si riuniscono i più grandi pensatori e intellettuali del secolo scorso per parlare delle condizioni in cui versa la Villa (comunale) che li ospita”).

Sacro & profano
Nel racconto San Gennaro ci ha messo una pezza (“Il miracolo si ripete ogni anno in tre occasioni: il 19 settembre, il sabato precedente la prima domenica di maggio e il 16 dicembre”), lo scrittore (“Non oso definirmi un religioso… ma un credente sì”) proclama la sua religione personale (“Io credo io credo innanzitutto che quelle maestose sfere che lassù girano in tondo in un seducente ballo debbano essere per forza di cose mosse da un grande giocoliere”) e s’identifica nella tradizione cittadina (“In questa città fede e scaramanzia camminano a braccetto”).

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