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Le recensioni di Bruno Elpis

Ninfa plebea di Domenico Rea (qlibri)

coverBella come una fata dalla faccia negroide 

Ninfa plebea di Domenico Rea si apre con una sagra popolana che è compendio di poco sacro e tanto profano (“È qualche coppia che si sta sbranando. Non sapete che questa è la festa del diavolo?”) nella cultura contadina grezza, rude, istintiva del trentennio in un paese campano. 

Miluzza cresce in un ambiente familiare graveolente (“Ogni maccherone imbottito aveva il sapore di un dattero, ogni boccone di braciola quello della manna, l’anguria, una primizia a maggio, il gusto dell’aria profumata bevuta a sorsi”) e dominato dalla sensualità peccaminosa di una madre che sfida le maldicenze del paese.
La Ninfa plebea rimane presto orfana e, quando anche il nonno muore (“Fefele era celebre nel circondario, non soltanto perché faceva la pizza più buona al formaggio, ma anche perché mostrava alle contadine curiose sotto le frasche il più grosso arnese d’uomo del mondo”), diviene facile preda delle voglie dell’industriale del luogo, che – mostrandole il lusso -  approfitta di lei nelle trasferte a Cava dei Tirreni e Napoli (“Per la prima volta il basso le sembrò una grotta umida e fetida”).

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L’isola degli idealisti di Giorgio Scerbanenco (i-libri)

coverL’isola degli idealisti è un romanzo sinora inedito di Giorgio Scerbanenco e, come indicato nella prefazione di Cecilia Scerbanenco, venuto alla luce in modo rocambolesco: dagli archivi della seconda guerra mondiale, aperti al pubblico dalla Confederazione Elvetica, emerge un curriculum di Giorgio con un elenco delle opere e delle collaborazioni a riviste. Dall’elenco la figlia, che ha recentemente curato un biografia del padre per La nave di Teseo (Il fabbricante di storie. Vita di Giorgio Scerbanenco), apprende l’esistenza di quest’opera: “Il dattiloscritto originale de L’isola degli idealisti fu gelosamente conservato dalla moglie di Giorgio S., Teresa Bandini S. e, grazie al mio fratellastro Alberto, ho potuto averne copia… gli fu probabilmente commissionato dal Corriere della Sera dopo il grande successo di due romanzi usciti a puntate nel 1942…: Cinque in bicicletta e Cinema tra le donne.”Un’opera che si candida a essere il preludio della futura produzione noir del grande scrittore: “Assonanze caratteriali, fisiche, di percorsi mentali, tra Celestino Reffi e Duca Lamberti… Persino lo stile, pur dolcemente demodé, è già dinamico e incisivo, da crime novel…”

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Il professore di Viggiù di Aldo Nove (i-libri)

coverAldo Nove affida a Il professore di Viggiù (“Il Professore era lo straniero. Uno straniero gentile e un custode di più profondi segreti. Il Professore era l’Altro”) onore e onere di rivelare verità.

Nell’immaginazione letteraria, tuttavia, è Il professore di Viggiù – una sorta di novello Zarathustra - che consegna al panettiere Matteo un manoscritto da recapitare ad Aldo Nove, affinché lo divulghi: “Voleva che te lo consegnassi perché a tua volta lo trascrivessi, e lo pubblicassi. Senza cambiare una parola. Nella speranza che raggiungesse il maggior numero di persone…”

L’occasione consente di riflettere su scrittura ed editoria, con qualche buona parola anche per i (poveri e sparuti) lettori:
I pochi che ancora si ricordano di me continuano a considerarmi uno scrittore cannibale, cosa che è quanto di più lontano da me possa essere ma che pure mi porto dietro come una pigra, svuotata etichetta, in un paese di deficienti in cui editori e lettori non si sottraggono certo alla demenza, alla povertà mentale e di valori del resto della popolazione per il fatto che leggono o dicono di leggere libri (sarebbe troppo facile).” 

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La ragazza con la Leica di Helena Janeczek (i-libri)

coverLa ragazza con la Leica di Helena Janeczek è una biografia sui generis, non propriamente di facile e lineare lettura, discontinua nella cronologia, vorticosa nei particolari, delineata da tre punti di osservazione: quello di Willy Chardack, Buffalo, N.Y., 1960; quello di Ruth Cerf, Parigi, 1938; quello di Georg Kuritzkes, Roma, 1960. 

E se i medici Willy e Georg (“Non è disprezzabile che dei loro scopi e sogni condivisi – la medicina, Gerda, l’antifascismo – il primo sia rimasto a entrambi”) sono stati sentimentalmente legati a Gerda e le loro descrizioni sono retrospettive (“Gerda era e restava leggera, in tutti i sensi, anche in quelli traslati meno lusinghieri. L’inganno della leggerezza nasceva dall’incanto che emanava, dal paradosso di una graia inflessibile, dall’apparenza che fosse un dono, a volte un limite, e non l’esito di uno sforzo di volontà o di un costante lavoro interiore”), Ruth parla con la forza della contemporaneità: “Era spiazzante, Gerda. Non somigliava a nessuna delle ragazze che Ruth aveva conosciuto a Lipsia: né a quelle come lei, che quando si innamoravano smettevano di notare gli altri uomini, né alle ragazze il cui unico scopo era di far girare la testa all’universo maschile. Non c’era dubbio che Gerda fosse conscia di suscitare quell’effetto, ci sguazzava come un pesciolino ornamentale nell’acquario, ma in un modo insolito. Palese, senza malizia, quasi candido. Le piaceva essere attraente e corteggiata in linea di principio, le piacevano in particolare certi ragazzi: ma non ne faceva mistero, né tante storie”. 

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