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Le recensioni di Bruno Elpis

Tralummescuro di Francesco Guccini (qlibri)

Triste cartello… VENDESI 

Tralummescuro di Francesco Guccini, opera finalista al Premio Campiello 2020, è un omaggio a Pàvana, paesino dell’Appennino tosco-emiliano che oggi vive il dramma dell’abbandono (“Il Mulino ha avuto anni di abbandono, l’umidità si è impadronita delle stanze già umide di suo e i campi atorno sono stati abbandonati…”) e dell’inesorabile spopolamento (“Tristi sfilate di case, con un altrettanto triste cartello… VENDESI…”). 

Su queste pagine si abbattono folate di nostalgia per tempi irrimediabilmente perduti e per una civiltà – quella contadina – pura nelle sue declinazioni a volte crudeli e rudimentali (“Il compito di castrare i galletti era di solito affidato a una donna perché, credi, nessun uomo, pensando ai propri gioielli, avrebbe avuto il coraggio…”) e nei suoi riti (“Il pane lo facevamo ogni giovedì. Non c’era una ragione specifica per questo rito del giovedì…”). 

Il linguaggio è creato ad hoc, contaminato da espressioni dialettali (“Hai bolato?” = Hai trovato funghi?) e, pur intonato allo spirito dell’opera, rappresenta uno degli ennesimi esperimenti che – dopo Camilleri – non sono più né originali né piacevoli per il lettore. Ad ogni buon conto, in appendice, si trova un vocabolario che consente la traduzione dei passaggi più ostici. 

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Il gatto che regalava il buonumore di Rachel Wells (qlibri)

Nostalgia di Fedro 

Affascinato dal mio gatto – m’ispira simpatia, tenerezza, buonumore, affetto, poesia… - in un periodo che richiede sentimenti positivi per affrontare le mille difficoltà di una vita che ha cambiato modalità sia sul piano sociasle sia nella dimensione psicologica, vengo attratto da questo titolo e ne intraprendo la lettura completamente soggiogato dalla mia esperienza personale con Leo. 

Tuttavia mi accorgo che Il gatto che regalava il buonumore di Rachel Wells è una sequenza di banalità: beninteso, banalità assolutamente innocue, ma l’innocuità non cambia la natura di un romanzo che è una favola diluita nei rivoli di situazioni poco avvincenti che attribuiscono al gatto protagonista un carattere antropomorfo (“Siamo noi gatti a dover rimettere insieme gli inevitabili pezzi) grazie al quale sono stati creati - altrove (da Esopo a Walt Disney) - autentici capolavori. 

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Confidenza di Domenico Starnone (qlibri)

Hai paura, eh?

Pietro e Teresa, professore e studentessa, vivono una relazione tanto intensa quanto conflittuale (“Il nostro continuo volerci e respingerci”). Al culmine dei litigi si scambiano una Confidenza: ciascuno rivela all’altro un segreto inconfessabile. Questo baratto dovrebbe essere la formula che salva il rapporto, invece ne decreta la fine.

La vita dei due amanti scorre (“La rottura con Teresa, il tempo dolente di un amore finito che avevo colmato scrivendo un breve saggio fortunato, il matrimonio con Nadia, la nascita di Emma, e ora quel libro, l’affettuosa accoglienza di una persona assai stimata come Intrò, di una donna competente come Tilde”) tra due continenti diversi, ma il rapporto si conserva – seppure in forma epistolare – e la vita di Pietro viene energizzata dalla minaccia perenne che il suo peccato venga rivelato da Teresa (“Hai paura, eh?”).

Il momento della resa dei conti giunge con la pensione (“Lo stato italiano vuole conferire a Pietro un’onorificenza, ma è indispensabile che io vada a Roma per dir bene del suo lavoro di docente”): Pietro reggerà il colpo?

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Il treno dei bambini di Viola Ardone (qlibri)

Piove ricotta!

L’energia narrativa de Il treno dei bambini di Viola Ardone sprigiona dalla prospettiva infantile che la storia assume.

Amerigo Speranza vive nella miseria del Meridione dissanguato dalla guerra  (“La fame non è una colpa ma un’ingiustizia”), ma il povero quartiere è il suo mondo e lì la mamma rappresenta una bellezza ancestrale e misteriosa (“Mia mamma Antonietta non mi ha mai venduto, fino a mo”). Costretto ad abbandonare i giochi con gli amici e il suo tugurio ove un uomo fa strane incursioni per “faticare con mia mamma”, Amerigo parte per il Nord nell’ambito di un’iniziativa patrocinata dal Partito Comunista (“So-li-da-rie-tà”): il bimbo, inizialmente controvoglia, affronta l’esperienza dell’adozione transitoria senza comprenderne le ragioni e vive il viaggio in treno tra paure e meraviglia (“Piove ricotta!”).

Ma l’’esperienza a Modena sarà una scoperta continua (“Quindi non ci sceglievano a gusto loro?”): affettiva (“È la prima volta che mi abbraccia un papà”), culturale.

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