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Le recensioni di Bruno Elpis

D’argine al male di Gaia Conventi (i-libri)

coverD’argine al male di Gaia Conventi è una rara combinazione di elementi horror, che attingono alla tradizione classica più nobile e altolocata del genere. Basta scorrere l’indice: ci si imbatte in una sequenza di titoli, icastica e programmatica al tempo stesso.
Il piede: “Il piede rimaneva immobile, chiedendosi perché gli fosse stata levata la vita”.
La sedia: “Avrebbe preso dallo sgabuzzino  la sedia di mamma, quella con le ruote”.
Il sale: “Iolanda ricordava che mamma conservava i cibi col sale da cucina”.
La bambola: “La casa chiuse gli occhi con la bambola, mentre al piano inferiore quattro occhi si fronteggiavano”. E ancora, per rimanere in tema di bambole: “La bambola non aveva più il ragazzo della moto, però aveva una nuova casa e una nuova mamma”.
I topi: “Giurami che non ci sono topi…”.
La signorina: “Era il giorno della signorina e Iolanda doveva fingere di non esistere”.
L’urlo: “Un urlo potente che aveva sollevato la polvere della cantina”.
E poi ancora, in sequenza incalzante: l’impeto, la siepe, la colpa, la tomba, l’attesa

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Ti meriti un amore di Alessandra Appiano (qlibri)

coverCon Ti meriti un amore,  Alessandra Appiano getta il suo sguardo su una dolorosa vicenda della cronaca nera (quella della professoressa  Gloria Rosboch) per affrontare il tema delle inquietudini delle donne non più giovani (“le carampane”), ma ancora piene di vita, desideri e sogni. 

Si fronteggiano così due storie parallele: quelle di due amiche, Emma e Cinzia, che con gli anni si sono perdute di vista, ma si ritrovano, con esperienze, soddisfazioni ed esiti profondamente differenti.   

Una è complessivamente realizzata e alle prese con un nuovo amore (“I posti erano incantevoli, ma a me sarebbe andato bene tutto, anche un tour nelle discariche: ero scandalosamente felice”); l’altra ha fallito su ogni fronte (“Una rottamata e spiaggiata doc”) e, anche per questo, si è incautamente aggrappata a un’illusione che prometteva di cambiare il futuro (“Nell’appassionante film a colori in cui sono entrata, forse per sbaglio o forse per disperazione, dopo anni di noiose proiezioni d’essai in bianco e nero”). 

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L’ambulante di Peter Handke (qlibri)

coverL’ordine che precede il primo disordine 

L’ambulantedi Peter Handke si propone un fine interessante: individuare criticamente la struttura (“L’ordine che precede il primo disordine”) e i meccanismi (“La storia gialla tace il vero rapporto esistente tra gli oggetti descritti. Consiste in un gioco di possibili rapporti tra gli oggetti”) che presiedono alla composizione di un romanzo giallo, simulando in contemporanea una storia paradigmatica che esemplifichi la trattazione. 

Si individuano così le fasi (“L’inizio della storia non è quindi un inizio, ma una continuazione”), le sequenze (“Il sopraggiungente scorge quest’ordine particolare, che sarà turbato dal delitto”) e le finalità (“La descrizione dell’ordine è soltanto in funzione del disordine che si genera con il primo delitto”), mentre la storia de L’ambulante si snoda atomizzata in descrizioni millimetriche e martellanti.

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Un appartamento a Parigi di Guillaume Musso (qlibri)

coverCursum Perficio era una casa-atelier degli anni Venti

Per un malinteso l’investigatrice Madeline e il drammaturgo Gaspard finiscono per alloggiare insieme in Un appartamento a Parigi appartenuto al pittore Sean Lorenz, ex graffitaro tanto estroso quanto biograficamente sfortunato. Il nuovo romanzo di Guillaume Musso assume così i toni di una caccia al tesoro, ove gli indizi sono contenuti nei quadri dell’artista (“Ricorda la storia di Dorian Gray?...Be’, con Sean era il contrario. Il cannibale era il dipinto”) e nella sua inimitabile tecnica pittorica (“I pigmenti naturali…”) e il tesoro… il tesoro potrebbe essere Julien, il figlioletto tragicamente scomparso (“La pittura non può nulla davanti alla morte di un bambino”) nel corso di un drammatico rapimento? 

I due protagonisti si lasciano coinvolgere dal consueto turbine di sorprese e capovolgimenti di fronte tipici dei romanzi di Musso (“Siamo immersi nel fango, ma alcuni di noi guardano le stelle”), sino all’improbabile finale nel giorno di Natale (“Arrivarono al cimitero marino di Staten Island”) e, mentre i due eroi sembrano travolti dal flusso inarrestabile degli eventi, hanno modo di misurarsi con i rispettivi problemi personali: lei vorrebbe diventare madre e sta tentando l’inseminazione artificiale, lui è un misantropo alla ricerca di se stesso e degli altri (“Da buon misantropo, si sentiva più vicino agli orsi, ai rapaci e ai serpenti che ai sedicenti fratelli della comunità umana”). 

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