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Le recensioni di Bruno Elpis

La guardarobiera di Patrick McGrath (qlibri)

coverJoan fissava Gustl come un basilisco 

La guardarobiera:  noi che conosciamo Patrick McGrath, non possiamo che leggere questo romanzo esercitando l’arte del sospetto. Sospetto nei confronti di tutti i personaggi che ruotano intorno a Joan: il genero Julius, la figlia Vera, la rifugiata zia Gustl. Noi che sappiamo quanto questo autore ami ricamare i suoi romanzi sulla filigrana di una storia sotterranea, che soltanto nelle ultime pagine rivela la trama occulta. E proprio di trama dobbiamo parlare, considerato il mestiere di Joan (“Una stanzetta buia e fredda, con una macchina da cucire e tutte le sue stoffe, forbici, ditali, rocchetti di filo”), guardarobiera in doppio senso, sia per il lavoro che svolge (“Rimase seduta alla macchina da cucire per tutte le ore della notte, ridendo e singhiozzando, rievocando l’uomo che aveva perduto”), sia per il nuovo ruolo di custode del guardaroba di Gricey, attività che la donna – dopo la morte del marito attore – svolge nel proprio appartamento: “Nella sua testa, lui viveva ancora in quel guardaroba, e ovviamente coesisteva con Frank Stone, due entità distinte, in genere, ma abbastanza spesso una presenza gemella che avanzava e indietreggiava in spettrale tandem, eseguendo una specie di minuetto esistenziale.” 

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Il mare dove non si tocca di Fabio Genovesi (i-libri)

coverIl mare dove non si toccaè fonte di angoscia per chi non sa nuotare, ed è il medesimo tormento che si prova quando sull’aereo si pensa al vuoto immenso che si spalanca sotto ai nostri piedi. Per mano di Fabio Genovesi ben conosce questo senso di disperazione Fabio, un bambino che vive in un nucleo isolato dal paese, il villaggio Mancini, con una caterva di zii dai nomi strani (Adelmo, Aramis, Athos, Arno…), tutti rigorosamente allitterati dall’iniziale A (“Per A come i loro genitori, che si chiamavano Arturo e Arrchilda”), al punto che il nonno di Fabio, anziché Rolando, “l’hanno chiamato Arolando”. 

Questi zii stravaganti nel corpo (“Come mai quella strage di dita”), nella visione della vita (“Solo i maschi possono essere daltonici”) e nel temperamento anticonformista tendono ad assumere il ruolo supplente del padre (“Il babbo aveva una missione, e questa missione era aggiustare tutto quello che non funzionava”), l’adorato e silenziosamente adorante Giorgio (“Mi garba… guardare il mio figliolo che mangia tutto il gelato che vuole”), tanto più quando questi viene ricoverato in terapia intensiva in stato vegetativo per un grave trauma. 

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Sacrificio di Andrea Carraro (i-libri)

coverSacrificiodi Andrea Carraro è un romanzo coinvolgente, intenso come l’amore che Giorgio, intellettuale occupato in una piccola casa editrice e separato dalla moglie Giulia, nutre per la figlia Carolina, eroinomane. 

Cosa può fare un padre per salvare l’amata figlia dall’orrore della droga?
Il primo tentativo è quello di rifugiarsi nella fede (“E non hai fatto nulla. A parte piangere come me, e pregare. Che devo fare Madonna mia, che devo fare? Se c’è un modo per salvarla indicamelo adesso… quello che ti chiedo è solo di correggere il destino di Carolina”), ma il tentativo fallisce (“Io non voglio perdere mia figlia. È tutto quello che ho. Sono disposto a fare qualunque cosa, ma cosa, cosa?”) e il fallimento orienta in senso opposto (“E se io – padre – avessi occasione di interrogare il Diavolo?”) a interrogare il demonio: “Caliban… è un personaggio di Shakespeare, certo, un mostro deforme, un essere delle tenebre, un semiuomo, figlio di una strega e di un diavolo (un diavolo!), chiavo di prospero, nella Tempesta”. 

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Cecità di José Saramago (qlibri)

coverPer tutto questo mancano gli occhi 

E se l’umanità venisse colpita da una pandemia che ha la forma della Cecità?
E se l’esercizio teorico-letterario di José Saramago si trasformasse in realtà?
E se l’epidemia non fosse soltanto una metafora di questo sciagurato mondo (“Senza futuro il presente non serve, è come se non esistesse”)?
Che cosa sono il progresso e la civiltà se non possiamo vederli (“E per tutto questo mancano gli occhi”)? 

La mente corre a un altro esperimento letterario analogo: La peste di Camus. Anche lì si agisce su una prospettiva di morte per ragionare su ipotesi di morte (“La pallottola che ti sostituirà una cecità con un’altra”), per scuotere chi legge, per immaginare reazioni del potere e della società. 

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