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Le recensioni di Bruno Elpis

Divorare il cielo di Paolo Giordano (qlibri)

coverRealizzavamo un’utopia 

Divorare il cielo di Paolo Giordano è la storia di Teresa, che si lascia coinvolgere da un gruppo di ragazzi e da uno stile di vita – quello della comunità insediata nella masseria pugliese che confina con la villa della nonna paterna (“Mio padre, lui sì. Perché noi due eravamo ammalati di Speziale nello stesso luogo”) – e, attratta da un miraggio giovanile e da un amore intenso, rinuncia alla vita torinese per inseguire il proprio sogno esistenziale. 

Quando la nonna le lascia in eredità la villa, Teresa non esita a venderla e a destinare la somma che ne ricava per l’acquisto della masseria, ove nel frattempo sei ragazzi tentano di realizzare l’utopia di una vita comune ed essenziale (“Raccoglievamo le olive… Realizzavamo un’utopia. Ma non lo dissi”), per rifuggire le contaminazioni e le adulterazioni imposte dalla società dei consumi.

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Bastardi in salsa rossa di Joe R. Lansdale (qlibri)

coverLa concentrazione di uno scoiattolo 

Ennesima avventura della premiata ditta Hap e Leonard (“L’agenzia di investigazioni Brett Sawyer, dove lavoravo con la mia ragazza, Brett, e col mio migliore amico, Leonard”), qui ingaggiati da Louise Elton, una donna di colore che chiede giustizia per la morte del figlio Jamar, forse ucciso per difendere la sorella Charm. 

Teatro della vicenda sono “le case popolari di Camp Rapture”, East Texas, un contesto squallido (“Le case popolari sembravano un luogo dove i sogni si suicidavano e la speranza la prendeva nel culo”) ove si aggirano i Bastardi in salsa rossadi Joe R. Lansdale, adolescenti inquieti e reietti come Reba, presto soprannominata “il vampiro di quattrocento anni” (“Conosci una ragazzina nera con la personalità di un mocassino d’acqua?”) dai due investigatori. Una periferia ove la stessa polizia recita un ruolo ambiguo (“Cosa c’era di così importante da spingere dei poliziotti incazzati a punire Charm, prendere la memory card con le foto e ammazzare suo fratello?”), antiistituzionale (“Il dipartimento di polizia di Camp Rapture vi vuole morti entrambi”) e illecito, come le pratiche che si svolgono nella vecchia segheria (“Eri alla segheria per scattare le foto?”). 

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L’ultima patria di Matteo Righetto (qlibri)

coverNon mi piacciono le frontiere 

L’ultima patria di Matteo Righetto è il Nord Est montano che - corre l’anno 1898 - si sta spopolando per il flusso migratorio inarrestabile di gente in cerca di fortuna nelle Americhe (“Lo sai che non mi piacciono le frontiere. Mi piacciono gli orizzonti”). 

Jole, Antonia e Sergio De Boer vivono con i genitori in un alpeggio (“E dove sarebbe questo posto chiamato Nevada?... Tra la val Brenta e l’altopiano di Asiago”) tra “luoghi di contrabbando e contrabbandieri”. 

Antonia decide di seguire la propria vocazione religiosa, mentre Jole sta ancora cercando di assegnare un futuro al suo temperamento volitivo e tenace. Ma su di lei si abbatte la tragedia familiare della perdita dei genitori, che vengono massacrati durante la temporanea assenza dei figli (“Aveva disobbedito a suo padre e ora si ritrovava così…”). 

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L’ultima discesa di Eric Lemarque con Davin Seay (qlibri)

coverEro dipendente dalla neve polverosa 

L’ultima discesa di Eric Lemarque è disegnata nella copertina di questo libro (“Quella montagna della Sierra Nevada… 3.400 metri… Conoscevo il Mammoth come il palmo delle mie mani”) che narra la storia di una doppia dipendenza.
Dalla droga: “La mia dipendenza dalla polvere… la mia polvere era metanfetamina, lo speed, una delle droghe più pericolose e devastanti”.Dalla neve: “Io ero dipendente dalla neve polverosa.. I suoi cristalli sono minuscoli, asciutti e più leggeri dell’aria”. 

La prima dipendenza è di gran lunga la più pericolosa (“Ero diventato una marionetta nelle mani della mia dipendenza”) e distruttiva (“Ed ero sempre più solo, perché avevo completamente dimenticato come ci si relaziona con le persone”). 

La seconda dipendenza, più naturale, porta il protagonista verso gli sport invernali: lo snowboard (“Quando succede e non opponi resistenza, è facile mollare il timone e farti trasportare. Allora diventi parte della natura che ti circonda e la natura diventa parte di te”), l’hockey. 

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