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Le recensioni di Bruno Elpis

Le particelle elementari di Michel Houellebecq (qlibri)

coverEsistenze attraversate da correnti di coscienza

Attraverso le storie di due fratellastri, Bruno e Michel, Houellebecq ripercorre gli ultimi decenni del XX secolo per sancire il fallimento delle filosofie hippy, new age e materialistiche. E proietta negli anni 2000 le sorti disperate di un’umanità in balia del nichilismo.

Le vicende personali di Bruno e Michel (e delle donne alle quali si accompagnano) sembrano dimostrare l’impossibilità esistenziale di pervenire – se non alla felicità - alla realizzazione individuale (“Erano entrambi consapevoli di vivere la loro ultima vera relazione umana, e questa sensazione dava qualcosa di straziante a ciascuno dei loro minuti”).

Bruno è afflitto dall’ossessione sessuale (“Aveva scelto di venire qui, di partecipare alla vita del centro vacanze”), Michel vive combinando la ricerca scientifica a una forma di apatia che, nel sorprendente finale, trova una ragione strutturale. Parimenti, le sorti dell’umanità sono segnate dall’evoluzione scientifica che orienta il corso della storia umana verso soluzioni agghiaccianti e travolgenti l’individuo.

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Fino a quando la mia stella brillerà di Liliana Segre (i-libri)

coverÈ una prima infanzia che ricorda con tanto amore e nostalgia quella descritta nella prima parte di Fino a quando la mia stella brillerà di Liliana Segre

Adorata dai nonni sia paterni sia materni, educata da papà Alberto con attenzione e protetta con affetto (“Mio papà era arrivato al punto che nei libri che mi leggeva la sera sostituiva la parola mamma in la parola nonna”), la piccola Liliana – rimasta orfana di mamma appena nata – vive idealizzando il papà, del quale è gelosa, in una famiglia borghese di Milano (“I fratelli ebrei Segre negli anni Trenta avevano una scuderia che si chiamava come la gioventù fascista: Balilla”). 

Poi, bruscamente, la vita cambia (Seconda parte: “Cambia tutto”). L’emanazione delle leggi razziali sottopongono la bambina a una dura prova: l’emarginazione (“Espulsa. Avevo appena compiuto otto anni…”), incomprensibile e assurda, in un clima generale ostile (“Quello che accadeva a noi ebrei avveniva nell’indifferenza generale”) nel quale, tuttavia, si possono distinguere alcuni giusti: la governante, la balia “asciutta” e pochi altri. 

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Mio fratello di Daniel Pennac (i-libri)

coverMio fratello di Daniel Pennac ripercorre il rapporto profondo tra lo scrittore e l’amato Bernard (“Una resezione alla prostata… e tuo fratello muore di setticemia”): un uomo generoso, un punto di riferimento, non privo di un disagio esistenziale (“Vivere non è mica uno scherzo”) sul quale Pennac s’interroga.

Il ricordo opera su più fronti: sia attraverso i momenti di vita comune, sia nell’adattamento teatrale di un racconto di Melville (“Bartleby per me era una compagnia che suppliva… all’assenza di mio fratello”), quello stravagante  Bartleby (“Vive dunque di biscotti allo zenzero”) che nasconde dietro una frase (“La frase Preferirei di no, contrapposta all’ordine perentorio di un datore di lavoro, suscitava l’ilarità degli spettatori”) e un atteggiamento di rifiuto le cause di un disperazione forse acuita dal lavoro svolto in passato (“Le lettere smarrite!”).

Attraverso le analogie  (“Verso la fine della vita ogni tanto faceva dei biscotti, quei biscotti del Sud… Un giorno ci mise dello zenzero… Gradisci un Bartleby?”) con il racconto di Melville, Pennac s’interroga sul significato di una relazione essenziale (“Il mio lutto… fu mimetico. Un pomeriggio, girando il cucchiaino nella tazzina del caffè, mi fermai di colpo: Bernard faceva esattamente quel gesto”) e giunge forse a individuare una possibile causa dell’angoscia fraterna (“Ho chiesto alla moglie di dirmi qualcosa di gentile su mio fratello… alla fine disse: Non l’ho mai tradito”).

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Sottomissione di Michel Houellebecq (i-libri)

coverIn Sottomissione di Michel Houellebecq François è docente universitario, studioso di Huysmans, lo scrittore francese che influenzò il romanzo decadente.
Decadente è sia il personaggio di François (“In teoria sei un macho, non c’è dubbio. Però hai gusti letterari raffinati, Mallarmé, Huysmans…”), sia la società nella quale vive: la Francia che assiste impotente all’ascesa politica (“Mohammed Ben Abbes annunciò la creazione della Fratellanza mussulmana”) e culturale dell’islam (“La facoltà sarebbe stata chiusa per tutta la giornata”). 

In un clima minacciato (“Le Cassandre … prevedevano una guerra civile tra gli immigrati mussulmani e le popolazioni autoctone dell’Europa occidentale”) e oscurantista (“Non capisco perché abbiano deciso il blackout totale, non capisco a cosa miri il governo”), nel quale maturano scontri e tensioni (“Qualsiasi immagine di violenze urbane significa voti in più per il Fronte nazionale”) e soccombono le alternative occidentali (“Per gli identitari europei è assodato in partenza che tra i mussulmani e il resto della popolazione debba necessariamente, presto o tardi, scoppiare una guerra civile”), dopo essere stato abbandonato da Myriam (“Vogliono emigrare in Israele… quando un partito mussulmano arriva al potere, non è mai positivo per gli ebrei”),  François intraprende un viaggio verso il Sud (“Verso il Sud-Ovest… Se in Francia fosse scoppiata una guerra civile, ci avrebbe messo un po’ prima di arrivare nel Sud-Ovest”) per sfuggire ai conflitti che divampano a Parigi.

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