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Le recensioni di Bruno Elpis

Il diritto di morire – Dacia Maraini dialoga con Claudio Volpe (qlibri)

coverVivere è diverso da sopravvivere 

Un libro intervista, Il diritto di morire consente a Dacia Maraini di esprimere la propria opinione su eutanasia attiva, eutanasia passiva, suicidio assistito (“Michèle Causse… è ammissibile che una persona decida, a prescindere da qualunque condizione fisica o di salute, di morire?”) e sedazione profonda: situazioni spesso tragiche – su tutti: il caso della madre che aiuta il figlio a morire - che pongono il delicato tema del confine tra libertà, etica, diritto all’autodeterminazione consapevole. 

Il punto di vista è rigorosamente laico (“Capaci di buttarsi in guerre assurde, in atti crudeli e violenti, pur di restare fedeli a un libro sacro scritto in tempi in cui la vendetta sostituiva la giustizia, in cui la schiavitù era la norma, in cui lapidare gli adulteri era considerato giusto e gettare gli omosessuali da una rupe era considerato il volere di Dio”) e critico (“Ogni potere assoluto, appena diventa dominante, si preoccupa di possedere e controllare due grandi eventi: la morte e la vita”), con un’incursione anche nella cultura classica (“Alla tradizione letteraria e mitologia greca non era estranea la questione dell’eutanasia. Mi riferisco al mito di Orfeo ed Euridice”). 

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La ragazza con la Leica di Helena Janeczek (qlibri)

coverL’aria era satura di primavera socialista 

Helena Janeczek raffigura Gerda Taro, La ragazza con la Leica, attraverso il contributo di tre testimonianze. Due amanti medici e l’amica di sempre: Willy Chardack, Buffalo, N.Y., 1960; Ruth Cerf, Parigi, 1938; Georg Kuritzkes, Roma, 1960. 

La breve vita di Gerda Pohorylle rappresenta la trama spesso sotterranea di narrazioni che ripercorrono la parabola della giornalista (“La nostra Gerda suona la Remington come uno Steinway”) che diviene fotografa di guerra accanto ad André Friedmann, (“L’ungherese con la Leica… Friedmann? Simpatico gradasso… fatti la barba, con i tempi che corrono il genere maudit è svalutato”), meglio conosciuto sotto pseudonimo (“Come diceva il poeta maledetto: Je est un autre. Dovete chiamarmi Robert Capa”).

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Misfatto in crosta di Gaia Conventi (i-libri)

coverDopo il Pasticcio padano - e con il retropensiero di un’ideale wish list di libri da portarci sotto l’ombrellone – quasi per contrasto climatico (la calura estiva compone un aspro ossimoro con il febbraio milanese descritto nell’opera che ci accingiamo a commentare) c’imbattiamo nel Misfatto in crosta, secondo assist che Gaia Conventi scocca ai lettori nella trilogia estense delle edizioni Le Mezzelane

Anche il Misfatto in crosta ha per attore principale Luchino Girondi, fotografo della polizia scientifica di Milano (“? raro che io veda belle donne sul lavoro, e se le vedo non sono vive”), in equilibrio malfermo tra misoginia incipiente (“Comincio a pensare che per le donne valga la regola degli elefanti: sono splendidi, ma tenerne uno in casa è troppo impegnativo”) e attrazione conclamata per il sesso opposto, qui degnamente rappresentato dalla vicina di casa Desy (“Quindi mi lasci il cagnolino?”). 

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Il gioco di Carlo D’Amicis (i-libri)

coverIl gioco di Carlo D’Amicis, nella cinquina finalista del Premio Strega 2018, non ha potuto partecipare al Premio Strega Giovani – già assegnato al romanzo di Lia Levi, Questa sera è già domani – per il contenuto erotico ritenuto inadatto al target della sezione speciale del concorso letterario. 

Bastano infatti poche pagine per comprendere quali siano tenore e contenuti di un romanzo che non fa mistero del tema trattato: il sesso inteso come dimensione fondante di comportamenti, pensieri e personalità. 

Quanto alla struttura, il romanzo si articola in tre parti che corrispondono ad altrettante interviste ai protagonisti di triangolo suscettibile di estensioni laterali. Il rapporto che lega i tre personaggi – dotati (!) di pseudonimo e ruolo - è facilmente intuibile: c’è un dominatore-samurai (“Un bull deve possedere senso del dovere, risolutezza, generosità, fermezza d’animo, magnanimità, umanità… le virtù elencate nell’antico codice dei samurai”), Leonardo in arte Mr Wolf e svolge il ruolo del bull: il toro, il maschio alfa; c’è la regina-schiava, Eva alias la First Lady ed è la sweet; e infine c’è il cornuto felice di essere tale, che tuttavia esercita il suo ruolo di signore (“Un uomo che serve… quando il suo daimyo è duro e capriccioso, ecco, quello è un vero guerriero”), imprime volontà ed esprime desideri (di sopraffazione e umiliazione): Giorgio denominato il Presidente, tecnicamente designato con il rango di cuckold. 

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