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Le recensioni di Bruno Elpis

Uomini che restano di Sara Rattaro (qlibri)

coverFar credere al mondo che ce la farai 

Suscitano rabbia gli uomini disegnati da Sara Rattaro in Uomini che restano: incarnano lo stereotipo dell’egoista (il Sergio di Valeria), dell’eterno indeciso e irrisolto (il Lorenzo di Fosca) e hanno i loro antipodi nella perfezione paziente e disponibile del medico Ale e del ragazzo-padre Fabrizio. 

In un ping pong narrativo tra Valeria e Fosca, le lacrime e i drammi di due donne abbandonate (“La vita è così crudele da sembrare disegnata apposta, così assurda da diventare ridicola”) si dispiegano tra massime prêt à porter (“Ascoltare gli altri occupa il cervello”) ed effetti speciali (“Non puoi distinguere il cielo dal mare se non ti hanno spiegato che cos’è un orizzonte”) a risolvere il quesito di fondo (“Non ci sono abituata… Agli uomini che restano”) di un sistema androcentrico ove la donna oscilla tra isterismi, debolezze e ribellioni sullo sfondo di dilemmi esistenziali (“Lo facciamo tutti in continuazione. Ammazziamo il tempo. Guardiamo film che non ci interessano, aspettiamo che il sole tramonti, navighiamo su internet alla ricerca del nulla. Poi, un giorno, ci guardiamo allo specchio, i capelli sono ingrigiti, i figli cresciuti e improvvisamente ci piacerebbe riavere indietro tutto il tempo che abbiamo buttato”). 

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Un ragazzo normale di Lorenzo Marone (i-libri)

coverUn ragazzo normaledi Lorenzo Marone è Mimì Russo, dodicenne napoletano originale e volitivo, figlio di portiere, animato dalla curiosità per tutto ciò che lo circonda. Un adolescente normale sì, ma speciale.
Un ragazzo normaledi Lorenzo Marone è anche Giancarlo Siani, ventiseienne giornalista (“Giancarlo è uno che non ha paura. Dovreste essere fieri di lui. Il mondo ha bisogno di eroi”) trucidato nel settembre del 1985 dalla camorra (“C’è bisogno di eroi, è vero, purché non abitino nel nostro palazzo”). Un giovane normale sì, ma speciale. 

Cosa rende questi due esseri umani normali e speciali al tempo stesso?
L’autenticità.
La ricerca.
L’autenticità della loro ricerca. 

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Fiori sopra l’inferno di Ilaria Tuti (i-libri)

coverTeresa Battaglia è nata il 20 maggio 1958. Ha il combattimento nel cognome e un proclama nel nome (“Le aveva dato quel nome perché credeva che significasse tesoro… in realtà voleva dire cacciatrice”). È una donna con mille difficoltà personali (“Si fugge da ciò che spaventa o ferisce, o vuole farci prigionieri”), ha un carattere scostante e una determinazione non comune. A lei – che possiede quello che normalmente definiremmo un brutto carattere - ci si affeziona scorrendo le pagine scritte da Ilaria Tuti tra i Fiori sopra l’inferno. 

Nell’avventura d’esordio, il commissario Battaglia si confronta con il mistero che aleggia su un gruppo di bambini - Mathias, Oliver, Diego, Lucia, “fratelli di sangue” – e sui loro giochi a Travenì, località delle Dolomiti friulane ove la natura impervia, la temperatura inclemente, la foresta e la diffidenza popolare (“Vedete tutti come intrusi… Travenì era protettiva nei confronti dei suoi abitanti e diffidente verso l’esterno”) rendono ogni cosa più difficoltosa e impenetrabile. 

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Martha Peake di Patrick MacGrath (i-libri)

coverMartha Peakeè per Patrick MacGrath l’occasione di sperimentare la formula ibrida del romanzo gotico e storico. 

L’eroina della storia (“Quella voce rauca… Ma che cuore! Che spirito!... Un’anima di roccia, qualcosa di adamantino che certo l’avrebbe aiutata ad affrontare tutte le prove che l’attendevano!”) è figlia di Harry, poeta sfortunato che – nel tentativo di salvare la moglie da un incendio da lui stesso causato – rimedia una deformità (“Sebbene lo rendesse gobbo e sciancato, tale deformità non lo faceva sembrare più basso bensì assai più alto, trasformandolo in un essere mostruoso”) che lo caratterizza tra mille. 

A partire dal ritratto di Harry che campeggia sul caminetto, la storia di padre e figlia viene raccontata dal vecchio zio William Tree alla voce narrante, il nipote Ambrose, che si reca a Drogo Hall dallo zio per ereditare la proprietà che era appartenuta a un illustre, ambiguo anatomista (“Nell’estate del 1774 mio zio assisteva Lord Drogo nella sua attività di anatomista, e siccome lo faceva già da diversi anni doveva di certo essere al corrente dei mezzi con cui sua signoria si procurava i corpi di cui aveva bisogno. Essi erano forniti da un omettino viscido di nome Clyte. Clyte era un disseppellitore, in altre parole commerciava in caratteri da poco inumati…”) assistito da un personaggio losco (“Clyte, bisbigliante principio di negatività, il disseppellitore… Magro come un chiodo, con quella sua faccia lunga e le guance scavate, gli abiti neri scoloriti e nessuna parrucca a coprire il cranio livido, Clyte… era una creatura che strisciava, che sgattaiolava…”). La sinistra magione si staglia sulla palude Lambeth, è abitata dai fantasmi (“Di notte una creatura si aggirava per drogo Hall, viva o morta che fosse”) e provoca l’interesse di Ambrose (“Io credo che mirasse a possedere la colonna vertebrale di Harry”), che sospinto dalla curiosità e dalla pietà umana (“Avrei recuperato le sue ossa spolpate dando loro sepoltura cristiana”) è risoluto a penetrare i misteri custoditi dallo zio e dal suo fedele servitore Percy (“Frattanto il silenzioso Percy svolazzava dentro e fuori la luce delle candele come una falena, riempiendo a più riprese il calice di cristallo di mio zio con quell’imbevibile vino dolce”). 

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