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Le recensioni di Bruno Elpis

Finché dura la colpa di Crocifisso Dentello (qlibri)

coverAndiamo a prenderci quello che ci spetta 

Domenico è un ragazzo “difficile”: ha vissuto il trauma infantile della scomparsa del fratellino (“Vincenzo finì nella triste statistica dei bambini scomparsi … Vincenzo perso dietro al suo amico immaginario - ndr: Matito - io divorato dai miei fantasmi letterari. Entrambi perennemente assorti sulle nostre voragini interiori”), è vittima di bullismo, patisce l’emarginazione scolastica e le sfuriate di un padre che cerca di imporgli una schema di vita più “normale”; trova rifugio e conforto soltanto nella lettura (“Persuaso che le pupille che leggono tradiscono sempre una luce più tenue perché più usurata”), che pratica con accanimento. 

Con queste premesse e pieno di complessi anche sessuali, Domenico intreccia una strana amicizia con Anna (“Provai un’istintiva simpatia per questa ragazza che, come me, era uscita di casa per leggere Pasolini nella penombra di una stazione, in mezzo al flusso di chi parte e di chi arriva”), rifiuta il lavoro in fabbrica che il padre gli ha procurato (“Io non c’entro nulla con questa pletora di umiliati e offesi”) e si lascia irretire dalle promesse di Agosto, losco personaggio (“Sai, ci sono due modi per liberarsi della mediocrità. Uno è l’arte e l’altro è l’azione. Sono connesse tra loro ma l’azione è su un gradino superiore rispetto all’arte. C’è stato un solo artista che l’ha capito, Rimbaud appunto. Prima ha scritto versi e poi è andato in Africa a vendere armi”), con il quale attua una vendetta ambivalente (“Lunedì. Questo lunedì. Andiamo a prenderci quello che ci spetta”). 

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Vita di Nullo di Diego Marani (qlibri)

coverLa soluzione di Nulllo al carobenzina 

Diego Marani attraverso la Vita di Nullo racconta la storia di una generazione (“Gli ultimi astanti di un bar che nessuno frequenta più”) che riconosce la propria identità per opposizione, assumendo Nullo come “la nostra vittima sacrificale, il nostro capro espiatorio. Ma la sua peculiarità era che dal sasso del sacrificio neanche a rito compiuto voleva spostarsi”. 

Come spesso succede, l’importanza di Nullo esplode quando lui viene meno (“Eppure mi sento colpevole della scomparsa di Nullo”): in quel momento la coscienza del gruppo si afferma (“Ci tenevi in pugno, ci costringevi a esaudire le tue smanie e lasciavi a noi l’amara parte del carnefice”) e si celebra come nei tempi passati (“Lontano dal bar Nullo era lasciato a se stesso. Noi in qualche modo convogliavamo il suo anelito all’autodistruzione in una danza tribale che alla fine lo salvava”): quando Nullo era figura tragica sul suo Malanca Testarossa, o sulla 127 a benzina trasformata con alimentazione a metano (“… due siluri… sul portapacchi… sembrava un sommergibile…”). 

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PPP Pasolini, un segreto italiano di Carlo Lucarelli (i-libri)

coverDal 2015, anno di  PPP Pasolini, un segreto italiano di Carlo Lucarelli  e quarantesimo anniversario della morte del poeta di Casarsa, Pasolini furoreggia nei dibattiti, nei convegni, nelle pubblicazioni di vario taglio.

Tono e impostazione dell’opera di Lucarelli (“Parliamo della morte di Pier Paolo Pasolini, e non da un punto di vista estetico o letterario… ma criminologico”)  traspaiono dal titolo del libro (“Insomma, non sono Misteri, quelli. Sono Segreti. Segreti Italiani.”) e aderiscono al profilo dello scrittore, protagonista di trasmissioni televisive sui casi noir e mistery.

Dopo qualche definizione discutibile (“Pier Paolo Pasolini è uno dei padri (nobili) del noir italiano”) e paragoni dello stesso calibro (“PPP per me era come Luigi Tenco”), passando per una sommaria analisi più quantitativa (sulle vittime) che qualitativa degli anni di piombo, Lucarelli assume un paio di presupposti – i troppi traumi rilevati dall’autopsia; i troppi chilometri percorsi in quella notte; il furto delle “pizze” di Salò – per formulare la sua tesi sulla “verità” processuale consolidatasi attraverso i meccanismi della giustizia (“La Corte di Cassazione … esaminati gli atti, conferma le condanne precedenti e l’esclusione del concorso con ignoti”): un delitto a sfondo omofobo, non certamente un omicidio preordinato a tacitare l’eretico (“Non si uccide uno scrittore soltanto per questo. Per un romanzo”), il corsaro, il conoscitore delle occulte trame (“Io so…”) che si apprestava a chissà quali rivelazioni sull’Eni e sui poteri dell’Italia corrotta e trafficona.

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La lunga strada di sabbia di Pier Paolo Pasolini (i-libri)

coverNella nuova edizione Guanda con brani omessi nella prima versione pubblicata (in testo rientrato) e con l’introduzione di Paolo Mauri, La lunga strada di sabbia può essere percorsa anche attraverso il filtro dei ricordi personali: un modo egoriferito per viaggiare un’altra volta nei luoghi di questo straordinario itinerario geo-letterario che, nell’anno 1959, vede in Pier Paolo Pasolini  – è non è né iperbole né reiterazione – un eccezionale inviato speciale (“Solo, con la mia millecento e tutto il Sud davanti a me. L’avventura comincia”). 

Così Rapallo (Viene la sera: le orchestrine suonano nei bar, davanti a eserciti di sedie: tutto il liberty si illumina del fuoco sacro di notti estive che non hanno avuto nessun Proust, e comincia l’ossesso passeggio sotto le palmette del lungomare. Sul tardi… arriva una banda di teddy-boys) e la Versilia (Cinquale – I monti della Versilia… ridenti o foschi? Ecco una cosa che non si può mai capire. Un poco folli, di froma, e inchiostrati sempre con tinte da fine del mondo, con quei rosa, quelle vampate secche del marmo che trapelano come per caso… Qui ci fu D’Annunzio. Qui tra il ’20 e il ’30 Huxley scrisse Foglie secche, e Thomas Mann – che faceva fare il bagno nudi ai figlioletti scandalizzando gli italiani – scrisse, indignato, Mario e il mago”) ritornano nei ricordi di vacanze dell’età infantile. 

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