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Le recensioni di Bruno Elpis

La campana di vetro di Sylvia Plath (qlibri)

coverMi sentivo opaca e sconfitta

Ho riletto il romanzo stimolato da Una di luna di Andrea De Carlo (lì entrambi protagonisti si riconoscono nella comune esperienza della lettura de La campana di vetro di Sylvia Plath).

La campana di vetro di Sylvia Plath è la cronologia di una deriva esistenziale che attraversa il fallimento dei rapporti umani, la disillusione per l’impulso creativo, il tentativo di suicidio, l’approdo alla patologia psichiatrica con la drammatica esperienza dell’elettrochoc.

Affido il riassunto a due passaggi del romanzo:

Avevo rinunciato a una borsa di studio presso un importante college femminile dell’est, abborracciato l’impiego di un mese a New York e respinto come marito un solidissimo studente di medicina che un giorno… avrebbe guadagnato un posso di quattrini.”

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Il giro dell’oca di Erri De Luca (qlibri)

cover“Il dado, la figura geometrica del caso” 

Un figlio non nato per decisione della donna, a distanza di quarant’anni (“Quarant’anni, l’età mia che hai deciso di convocare questa sera”), può ben rappresentare un interlocutore per il genitore mancato grazie all’invenzione artistica (“Sto parlando da solo? Sto inventando la tua compagnia? L’invento così forte che la realtà non la può pareggiare. La tua presenza basta qui e stasera a fare la mia paternità”) che ha un potere ontologico (“Sei estratto da me senza intervento di donna”). 

Questo avviene nel romanzo di Erri de Luca: ne nasce inizialmente un monologo che ripercorre incidenti di percorso come l’infarto (“I giorni erano punti di sutura tra la vita di prima, terminata, e la prolunga aggiunta all’ultimo secondo”) e che presto diventa dialogo. 

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La rete ombra di Giovanni Ziccardi (qlibri)

coverUna notte davanti a una tastiera 

Ne La rete ombra di Giovanni Ziccardi rivediamo in azione l’avvocato-nerd Alessandro Correnti, in arte Deus, sempre circondato da affascinanti avvocatesse (“Devo dire che anche a me fa piacere condividere con lei una notte davanti a una tastiera”). 

Animalista (“Lo potremmo chiamare Animal Leak”) per vocazione (“Sai l’indagine Ave lupo? Quella che ha portato a oltre duecento sequestri di esemplari ibridi di cani e lupi selvatici…”), con la mente a Milano e il cuore a Matera, in questo romanzo viene catapultato da un cinese nella cosiddetta rete ombra (“Ti ha dato tutto l’occorrente per diventarlo: una delega, un documento da decifrare e un cilindro chiave”). 

E se ci fosse in atto un attentato globale contro la Apple, che valore economico avrebbe il mega-virus capace di contagiare il colosso della tecnocrazia informatica? 

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In esilio di Simone Lenzi (qlibri)

coverDa un apericena vegan all’altro 

In esilio di Simone Lenzi è la storia del processo di isolamento del protagonista narratore. Anche se, più che narrazione, l’autore scrive una filippica. 

L’autoemarginazione è conseguenza di un atteggiamento critico verso mode e tendenze (“A piedi nudi negli orti urbani, da un apericena vegan all’altro, con i figli attaccati alle tette, per gli antichi semi come fonte di auto-reddito”), che a volte si tinge di qualunquismo (“Ecco l’avevo ammesso. A me dell’ecologia non me ne fregava nulla”). 

Nonostante qualche resistenza della moglie (“Parla piano, disse: già non abbiamo più amici, con tutte le tue sparate”), il cinismo si afferma contro tutto (“Non abbiamo figli. Cosa vuoi che me ne freghi, cosa vuoi che te ne freghi dello scioglimento dei ghiacciai?  E dell’effetto serra?”) e tutti (“Io non lo so cosa è meglio. Non siamo come questi che sanno tutto; guardali, le dissi, sanno tutto loro, hanno un’idea su tutto”). 

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