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Le recensioni di Bruno Elpis

La testa perduta di Damasceno Monteiro di Antonio Tabucchi (i-libri)

coverAntonio Tabucchi dedica al gitano Manolo il suo romanzo intitolato “La testa perduta di Damasceno Monteiro”.
“Hanno scoperto un cadavere decapitato dalle parti di Matosinhos, l’identità è ancora sconosciuta, l’ha trovato uno zingaro, un certo Manolo… sarà il colpo grosso della settimana.”

Si occupa del caso Firmino, inviato speciale a Oporto del giornale O Acontecimento. Questi raccoglie gli indizi che un misterioso testimone gli invia per telefono e confeziona uno scoop a puntate sul suo giornale.
Nel frattempo la testa viene ripescata nel fiume (“Sul tavolo centrale, su un piatto, come nella storia biblica, c’era una testa”)… 

Sullo sfondo iberico (“Lui invece conosceva solo quella luce iberica bianca e accecante, la luce della sua Andalusia e la luce del Portogallo, le case imbiancate a calce, i cani selvatici, i sughereti e i poliziotti che lo scacciavano da una parte e dall’altra”), l’indagine porterà Firmino a ricostruire una storia di droga e a smascherare un’organizzazione che fa capo a un sergente della Guarda Nacional, con l’attenzione puntata sui diritti umani (“Damasceno Monteiro è stato torturato…”). 

La particolarità di quest’opera è rappresentata non tanto dalla vicenda, che trae spunto da un caso realmente accaduto (“La notte del 7 maggio 1996, Carlos Rosa, cittadino portoghese, di anni 25, è stato ucciso in un commissariato della Guarda Nacional Republicana di Sacavém, alla periferia di Lisbona, e il suo corpo è stato ritrovato in un parco pubblico, decapitato e con segni di sevizie”), quanto dai personaggi: Firmino, appassionato di letteratura (con un “vago progetto di scrivere un saggio che avrebbe intitolato L’influenza di Vittorini sul romanzo portoghese del dopoguerra”) che ha assunto il principio di realtà di Lukács come metodo; Don Fernando, pingue avvocato di nobile dinastia, che dedica il suo impegno professionale a vantaggio dei diseredati (“Io difendo gli sciagurati perché sono come loro, questa è la pura e semplice verità”). 

I due ingaggiano discussioni a sfondo filosofico (o poetico, ad esempio citando Hölderlin: “Tutto ciò che ho conosciuto, Tu me lo scriverai per ricordarmelo, Con lettere, E così anch’io, Ti dirò tutto il passato”) e insieme affrontano sia l’indagine sia il processo che, nel finale, riserva un colpo di coda che potrà accontentare anche gli appassionati di noir e di legal thriller. 

Bruno Elpis 

http://www.i-libri.com/libri/la-testa-perduta-di-damasceno-monteiro/