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Le recensioni di Bruno Elpis

Il pontile sul lago (Malgradopoi)

 

“Il pontile sul lago” di Marco Polillo ha come protagonista il baffuto vice-commissario Enea Zottia, reduce dalla precedente avventura ‘gialla’ in costiera amalfitana (“Corpo morto”). Qui abbiamo conosciuto una sua antica fiamma, l’affascinante Serena, che in questo romanzo vola da Parigi a Milano per incontrare nuovamente il vice-commissario del quale è innamorata.

Nel frattempo Enea Zottia viene contattato da un amico: il notaio Fabio Massimo Vattuone, che gli chiede di indagare sull’assassinio del padre Gennaro. Fabio Massimo ha infatti ritrovato il corpo esanime del genitore,  pensionato professore di greco e di latino, sul pontile della villa in riva al lago d’Orta. Zottia accorre sul luogo del delitto e, fin dall’inizio, nota un inquietante particolare: nel bel giardino ci sono quattro stature, che rappresentano le stagioni; tutte, tranne una, guardano il lago. La statua della primavera ha subito una rotazione ed è stata posizionata dall’assassino in modo da voltare le spalle al lago ...

http://www.malgradopoi.it/letture-consigliate/il-pontile-sul-lago-di-marco-polillo

Il pontile sul lago di Marco Polillo (Qlibri)

Ne “Il pontile sul lago” di Marco Polillo ritroviamo alcuni personaggi già presenti in “Corpo morto”, la precedente avventura tinta di giallo vissuta sulla costiera amalfitana dal vice-commissario Enea Zottia. Infatti, oltre al protagonista, anche in questa storia vi sono la bella Serena (la donna che è tornata dal passato per far breccia nel cuore del vice-commissario alle prese con il suo sfortunato matrimonio) e l’amico notaio, Fabio Massimo Vattuone.

Ed è proprio il padre di quest’ultimo che viene ritrovato cadavere sul pontile della sua bella villa sul lago d’Orta. L’ex professore di greco e di latino è stato ucciso da un colpo d’arma da fuoco e, dinnanzi agli occhi degli investigatori, balza subito un particolare sorprendente: nel giardino è cambiata la posizione di una delle quattro statue, raffiguranti le stagioni, originariamente rivolte verso il lago. In concomitanza dell’omicidio, infatti, la statua della primavera è stata orientata in modo da voltare le spalle al lago. Che significato simbolico ha inteso attribuire l’assassino a questo dettaglio? La domanda se la pone sin dall’inizio Zottia, convinto che la risposta a questo quesito potrà portare a individuare il responsabile dell’omicidio.

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Il dolore perfetto di Ugo Riccarelli (Qlibri)

Il romanzo vincitore del Premio Strega 2004 narra una saga familiare che abbraccia un arco di tempo dalla fine dell’ottocento fino al secondo dopoguerra. La storia è quella di due famiglie che, a un certo punto, si incontrano grazie all’amore di due discendenti.

La prima famiglia ha come capostipite “il maestro”, emigrato da Sapri e giunto al Colle, paesino toscano, per esercitare la sua professione di docente elementare. La sua famiglia viene falcidiata da guerre e disgrazie. Unico superstite è Cafiero, detto Nocciolino perché miracolosamente sopravvissuto alla morte della madre, travolta dal treno, grazie a un “balzo fatto sul nocciolo”. Cafiero cresce con gli ideali della sua famiglia d’origine e s’innamora, ricambiato, di Annina, che invece proviene dalla famiglia Bertorelli. Una dinastia di commercianti di maiali, che recano nomi di eroi dell’antichità.

Sullo sfondo della saga i principali eventi dell’epoca: la costruzione della ferrovia, la guerra d’Africa, le bonifiche delle paludi toscane (e del Padule), le repressioni fasciste e i raid nazisti, la campagna di Russia, le persecuzioni delle minoranze e dei diversi, le rappresaglie.

Tutti questi eventi sono raccontati con il filo conduttore di un sentimento: “il dolore perfetto”.

Che sia quello del Maestro per “uomini schiavi di un lavoro il cui frutto non era loro, immersi nella produzione di un comune destino di fatica che gli parve un dolore enorme e perfetto.”

... http://www.qlibri.it/narrativa-italiana/romanzi/il-dolore-perfetto/

D'ombra e di luce, opera fotografica di Francesca Panzacchi

 

Decido di commentare il book fotografico di Francesca Panzacchi (“D’ombra e di luce” di Ciesse Edizioni) non con la prosa, ma componendo alcuni versi. I titoli di alcune sue foto sono indicati in corsivo.

Un passaggio segreto,
una scala segnata dal tempo.
Un’antica dimora,
arroccata sui precipizi dell’anima.
E dal bosco
vedere la villa d’autunno
o il castello.
Per sentire
che son assediato
d’ombra.

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