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Le recensioni di Bruno Elpis

Il gioco della mantide di Mauro Saracino

Commento di Bruno ElpisNell’imminenza di un matrimonio d’interesse, la promessa sposa  applica al nubendo una web cam e due orecchini-microfono: una specie di antifurto installato su una persona.

O, per mantenere un riferimento mass-mediatico, “un grande fratello” in piena regola, che consentirà alla donna di osservare il proprio uomo per un’intera giornata: al fine di valutare ogni sua infedeltà o tradimento (“Sposandoti, compro la tua vita. Se permetti voglio prima sapere se è un buon affare o no …”).

Perché lei, la mantide Elisabetta Rumeo, è una ricchissima imprenditrice, un po’ attempata e non certo affascinante, mentre lui, Daniele Sennis, è un bel ragazzo, giovane, ex modello ed ex tossicodipendente, che vede nel matrimonio l’occasione propizia per cambiare vita e proiettarsi nel mondo ricco di agi della ‘bella società’.

Le premesse del romanzo, dicevo, descrivono situazioni interessanti: l’ansia di controllare l’altro, la possessiva ambizione di dominare completamente una persona, perfino nelle sue manifestazioni più intime, il potere del denaro (“Sai benissimo quanto sono oculata nei miei investimenti”).

Inquietanti interrogativi si susseguono ... Il gioco della mantide, Mauro Saracino, leggi il commento di Bruno Elpis

Il silenzio dell'onda di Gianrico Carofiglio

Una vita impegnativa, pericolosa, sicuramente carica di tensione e piena di lacerazioni. Al punto che Roberto, dopo l’ennesima missione pericolosa e conflittuale in Colombia, sull’orlo dell’esaurimento, viene collocato in aspettativa, perché soffre di manie depressive con tendenza al suicidio: non si è sparato un colpo in bocca soltanto perché un collega ha sventato casualmente il suo tentativo di farla finita.

Quindi, il lettore ritrova Roberto dall’analista, intento a ricucire i brandelli di una vita lacerata: perché il protagonista si trova in una fase nella quale è “come se il confine fra i ricordi, i sogni, la realtà, la fantasia e gli incubi si fosse improvvisamente incrinato e il criterio per distinguere gli uni dagli altri fosse diventato impalpabile, e inutile”.

Nel passato di Roberto vi sono molte ombre ... Il silenzio dell'onda, Gianrico Carofiglio, recensione di Bruno Elpis

 

Tre atti e due tempi di Giorgio Faletti (Qlibri)

Un libro di Giorgio Faletti, recensione di Bruno ElpisDa Faletti, questa volta, non un thriller, ma una storia che in ogni caso mantiene una certa tensione narrativa. Almeno nello svolgimento veloce dei fatti, che evolvono – appunto – in Tre atti e in due tempi, quelli di una partita di calcio.
La storia scorre nel mondo – osannato dai tifosi e vituperato dalle vicende giudiziarie – del calcio. E, più precisamente, in zona ‘calcio scommesse’, tanto per rimanere nell’attualità di vicende che, anche in questi giorni, occupano le pagine dei giornali. Un mondo nel quale “non so se lo scudetto è andato al più forte, di certo è andato a chi ha vinto. Non sempre le due cose coincidono”.
Silvano, detto Silver, conduce la sua vita alla ricerca di riscatto, per un errore che in gioventù l’ha portato a scontare una pena detentiva. Il soprannome, Silver, gli deriva dal passato: “… quando ti presenti al bar dopo un combattimento con un occhio così nero da sembrare coperto dalla pezzuola di un pirata e uno ti dice che assomigli a Long John Silver, quello dell’isola del tesoro.”
Il riscatto di Silver passa anche attraverso la sua attività di tuttofare presso una squadra calcistica di provincia che milita nella divisione cadetta. Ove gioca, con un ruolo fondamentale, suo figlio detto “il Grinta”: “simbolo della squadra, personaggio di riferimento in campo …”, che tuttavia, sul più bello, decide di gettare tutto alle ortiche e di “vendere la partita”, l’ultima, quella decisiva per la promozione in serie A (“Oggi si fa la serie A o si muore”)...

Tre atti e due tempi di Giorgio Faletti, recensione su qlibri.it

Tre atti e due tempi di Giorgio Faletti (Malgradopoi)

Su www.brunoelpis.it la recensione del suo libro Tre atti e due tempiGiorgio Faletti abbandona, in questo romanzo, il suo habitus di scrittore di libri gialli ad alta tensione e si avventura in una storia di ordinaria follia dei giorni nostri. Perché “Tre atti e due tempi” è ambientato nell’ecosistema truffaldino nel quale prospera il calcio-scommesse.

Silvano è un ex pugile, soprannominato Silver, come il Long John pirata dell’Isola del tesoro, a causa di un occhio nero retaggio di un combattimento. In gioventù ha commesso un errore: si è lasciato irretire da una proposta disonesta e, per questo, ha pagato con il carcere.

Lo ritroviamo, anni dopo, vedovo e immerso nella vita della provincia e con un figlio: “il Grinta”, calciatore di serie B che “nel campionato in corso ha guidato la squadra da leader verso le vette della classifica, fino ad arrivare al punto di rendere possibile il traguardo della promozione.”

Quando comprende che suo figlio ha deciso, con altri sciagurati, di “vendere la partita” ...

Tre atti e due tempi, Giorgio Faletti, recensione su Malgradopoi.it