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Le interviste di Bruno Elpis

Intervista a Gaia Conventi (prima parte)

Gaia Conventi
Gaia Conventi
(“già vincitrice del Myfest – Gran Giallo città di Cattolica”, così recita la fascetta sulla copertina del suo libro) è un’autrice satirica, oltre che blogger nota per la franchezza e la schiettezza delle opinioni che esprime.
Con “Giallo di zucca”, dà sfoggio di ironia e umorismo in una storia che oscilla a mo’ di pendolo tra normalità e surrealismo, nella magica cornice di Ferrara.
L’abbiamo raggiunta per parlare con lei: di lei, del suo romanzo. 

Il personaggio, la donna

1.       Nel tuo profilo FB ti definisci “grande capo augh presso Giramenti”. Nella definizione dobbiamo ritenere prevalente il tuo “essere capo” o la connotazione etnico-indiana?

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Intervista a Dacia Maraini, nell’occasione della pubblicazione del suo ultimo romanzo: “ Chiara di Assisi. Elogio della disobbedienza”

Dacia MarainiIntervistare Dacia Maraini, protagonista indiscussa di una letteratura contemporanea della quale andiamo fieri, è una responsabilità. Ma è anche, e soprattutto, un piacere, dopo aver letto un’opera come “Chiara di Assisi. Elogio della disobbedienza”. Per alleggerirmi almeno in parte della responsabilità, decido di proporre le mie domande traendole, in senso letterale, attraverso citazioni, dal romanzo medesimo. Che pullula di quesiti: alcuni  ricevono riposte esplicite nel corso della narrazione, altri sembrano ottenere soddisfazione implicita, altri ancora rimangono sospesi, forse insolubili. A testimoniare la complessità culturale di un’icona del nostro tempo. 

1)      “Perché vuole che io scriva di Santa Chiara? E perché mette di mezzo me che sono così lontana dai santi?” Dacia Maraini scrive un romanzo su “Chiara di Assisi” stimolata da una ragazza siciliana che porta lo stesso nome della santa… Come nasce questa idea dal potente valore simbolico, che crea una forte connessione con l’attualità? 
Nasce da una lettera vera che ho ricevuta, come ne ricevo tante, che mi proponeva qualcosa di simile. Ho preso lo spunto da quella lettera. Anche se poi ho romanzato il personaggio e alla fine è diventato del tutto immaginario. 

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Intervista a Jessica Brockmole, autrice di “Novemila giorni e una sola notte”

Jessica BrockmoleA Milano abbiamo incontrato Jessica Brockmole, autrice di “Novemila giorni e una sola notte”. Le abbiamo proposto alcune domande, ciascuna delle quali trae spunto da una frase del suo romanzo. 

“Però il suo ricordo è soltanto mio. Lo ricordo anche per te.”
In Italia, il premio Bancarella è stato assegnato a un’opera romance (“Ti prego lasciati odiare” di Anna Premoli). Il tuo romanzo, a sfondo romance, sarà pubblicato in 21 paesi. Come mai nell’aria si respira tanta voglia di romance?
Ai nostri giorni, soprattutto attraverso i social media, le notizie si susseguono velocemente. E sono soprattutto cattive notizie. Quando le leggiamo, quando io le leggo, per contrasto siamo catturati dal desiderio di avere qualche buona notizia. Vorremmo leggere di amore e di felicità…

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Cinque domande ad Antonella Di Martino, autrice del saggio “Adolph Hitler, il dittatore”

coverAntonella, la tua versatilità culturale, con quest’opera, approda al saggio storico. Ci parli brevemente dei tuoi interessi e delle tue esperienze nelle diverse discipline artistiche che hai affrontato?

Versatilità? In fondo non ho mai fatto altro che scrivere e disegnare, fin dall’infanzia:-)
Terminato il liceo ho frequentato per qualche tempo uno studio d’arte specializzato in pittura su ceramica, quindi ho aperto un mio piccolo atelier. Cercavo di portare avanti al tempo stesso gli studi all’università e il lavoro artigianale, ma con gli anni le cose sono diventate sempre più difficili: prima per la crisi, poi ho sviluppato un’intolleranza ai colori che mi ha costretta a chiudere. All’università (Filosofia, a Pisa) mi hanno incoraggiato a coltivare le mie capacità di scrittura: così ho cominciato a scrivere per un magazine online, il “mitico” Nautilus, per poi approdare a libri e articoli sulle nuove tecnologie.

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