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Le interviste di Bruno Elpis

Intervista a Marco Ghizzoni, autore de “Il cappello del maresciallo”

Marco GhizzoniD - Mi sono documentato. In realtà Boscobasso è un parco in provincia di Pavia…
R - Davvero? Giuro che non lo sapevo! Ho preso la prima parte del nome del paesello a cui mi sono ispirato e ho aggiunto "basso" perché si trova nella bassa padana, tutto qua. Inoltre mi piaceva il suono, tutte quelle S che a Cremona pronunciamo quasi all'emiliana. 

D - Da qualche parte ho letto che, per le tue caricature, ti sei ispirato alla tua realtà cittadina. È vero? In caso affermativo, come hanno reagito i tuoi compaesani? Qualcuno si è identificato?
R - Devo precisare che sono nato e vivo da sempre a Cremona; la realtà a cui mi sono ispirato, da cui ho assorbito le dinamiche emotive e sociali tipiche dei piccoli centri, la devo a mia madre e al bar-trattoria che ha gestito per quasi 20 anni in un microscopico paese a 2 km dalla città. Anni formativi - dagli 11 ai 28 circa - in cui, la frequentazione di una vera e propria compagnia, prima, e del bar in quanto posto di lavoro della mia genitrice poi, le storie e i personaggi hanno cominciato a sedimentare dentro di me. Ci tengo a chiarire che nel mio romanzo non c'è nulla di autobiografico, ciò che ho catturato sono le atmosfere, le sfumature, gli odori e i sapori e da lì ho costruito una storia verosimile ma non vera.

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Intervista a Patrizia Rinaldi (in occasione della pubblicazione di Rosso caldo)

D - Innanzitutto complimenti: Blanca è diventata un “prodotto d’esportazione”! Cosa ci racconti di questa nuova esperienza? All’estero, che accoglienza ha avuto il tuo romanzo?
R - Grazie. Pare bene, ma è presto per conoscere con precisione i dati: Europa Edition ha pubblicato la traduzione di Tre, numero imperfetto di Antony Shugaar per la distribuzione negli Stati Uniti e in Gran Bretagna ad agosto scorso, Ullstein ha pubblicato la traduzione di Ulrike Schimming a maggio. È stata un’esperienza che mi ha insegnato molto, il confronto con i traduttori è stato una lezione bella di linguaggi diversi, di esigenze lessicali complesse. 

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Intervista a Giorgio Fontana, autore di “Morte di un uomo felice”, premio Campiello 2014

Giorgio Fontana

D - Grazie per aver accettato di rispondere alle nostre domande in un periodo per te così denso d’impegni. Parliamo prima del romanzo: si conclude “il 29 luglio 1981… c’era il matrimonio di Lady Diana d’Inghilterra”. Il 1981 è l’anno della tua nascita. Cosa significa questa coincidenza? È un ideale passaggio di testimone, il desiderio di approfondire gli anni che non hai vissuto per motivi anagrafici o altro ancora?
R - In realtà è stata davvero una semplice coincidenza, nulla di più. La data della morte di Colnaghi era già stata decisa nel romanzo precedente, Per legge superiore: il 1981 mi sembrava un buon anno dal punto di vista storico. Magari a livello inconscio qualcosa ha agito, ma non avevo deciso nulla a tavolino. 

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Intervista a Bruno Morchio, autore de “Lo spaventapasseri”

Bruno Morchio

(foto di Paolo Amodio)

D - La dedica iniziale (“Ai miei vecchi compagni di studi e di lotta e a Tina che non ho fatto in tempo a conoscere com’era”) presenta una straordinaria assonanza con il plot del romanzo. O è soltanto una coincidenza?
R - Non è una coincidenza: nella dedica come nel romanzo pubblico e privato si intrecciano inestricabilmente, così come buono e cattivo. 

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