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Le interviste di Bruno Elpis

Intervista a Anna Maria Balzano nell'occasione della pubblicazione de "Il cappotto blu"

Anna Maria Balzano

D – Cara Anna Maria Balzano, ho visto le foto della presentazione a Roma del tuo ultimo romanzo, Il cappotto blu, Talos Edizioni. Non ho potuto partecipare all’evento e quindi preferisco commentare il libro con te, rivolgendoti alcune domande. Quali emozioni provi nel parlare pubblicamente di questo tuo “ultimo figlio”?
R – Come sempre, timore misto a speranza. Timore perché presentarlo nella luce migliore non è facile. Il pubblico che ascolta è il primo giudice, a volte piuttosto severo. Speranza, perché ci si augura che il messaggio contenuto nel romanzo possa giungere con chiarezza e semplicità. 

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Intervista a Marco Balzano, vincitore del Premio Campiello 2105

Marco BalzanoGrazie Marco per aver accettato di rispondere alle nostre domande. 

D – Nella postfazione a “L’ultimo arrivato” confessi che l’opera è scaturita anche da una serie di interviste a immigrati dal sud nel periodo del boom economico. Come nasce questo interesse per un periodo nel quale non eri ancora nato?
R - Mi è sempre interessata l’emigrazione: trovo che sia un’efficace metafora sulla legittima ricerca di felicità di ogni individuo. L’emigrazione minorile, poi, mi sembrava una pagina molto poco raccontata della nostra storia recente, e questo ha  influito molto sulla necessità di scrivere questo romanzo. 

D – E la scelta di San Cono come località nella quale collocare l’infanzia di Ninetto?
R - È un piccolo paese dell’entroterra siciliano. Uno degli intervistati mi ha raccontato che proveniva da lì: la sua forza descrittiva ed evocativa mi hanno spinto a sceglierlo come posto, ma è un emblema, le ambientazioni possibili erano tantissime. 

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Intervista a Lorenzo Mazzoni, autore di “Quando le chitarre facevano l’amore”

Lorenzo Mazzoni

D - Ciao Lorenzo, comincio citandoti: “Senza le coincidenze la vita non sarebbe niente”. Quali sono state le coincidenze che ti hanno condotto a comporre quest’opera?
R – The Love’s White Rabbits. La band è esistita davvero, ci suonavo anche io, eravamo un gruppo di rock psichedelico che “operava” prevalentemente in Emilia negli anni ’90. È stata un’esperienza musicale e umana totale, da tanto tempo mi sarebbe piaciuto scrivere di noi. Poi ho pensato che proiettarci in un decennio più lisergico e consono a quello che noi facevamo, quale fu lo straordinario periodo degli anni ’60, sarebbe stato più entusiasmante. Ecco, The Love’s White Rabbits sono la coincidenza.

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Intervista al regista Livio Galassi, in occasione della pubblicazione di “Notturni randagi”, Diamond Editrice

Livio GalassiLivio Galassi è un regista dai trascorsi artistici importanti; con un presente creativo ricco, interessante, degno dei Maestri con i quali ha lavorato; con un futuro denso di entusiasmi e aspettative. Intervistarlo è per noi un’avventura: come ogni avventura, ne siamo sicuri, le sue risposte – passionali e imprevedibili - riserveranno più di una sorpresa: un bel viaggio, accompagnati da un personaggio che l’arte la conosce, perché la pratica e la crea… 

D - Nel ringraziarti per aver accettato di rispondere alle nostre domande, non ci lasciamo sfuggire l’occasione per ripercorrere brevemente alcuni momenti della tua carriera. Ci regali un tuo ricordo della collaborazione con Andrej Tarkovskij in “Nostalghia”?
R – Solo un piccolo ruolo di attore; ma erano tutti piccoli ruoli, e anche grandi attori accettarono per l’immensa stima che meritava. Tra i “maestri” il rapporto più lungo e reiterato è stato con Rossellini: “Pascal” “Agostino d’Ippona” “Cosimo de’ Medici”. Di Tarkovskij ricordo la signorilità, il rigore pacato e sapiente con cui dirigeva. La sua intelligenza contagiava il set, attentissimo e responsabile. Mi chiamava per nome nel dirigermi, sempre. Molti ti si rivolgono con “Tu” o con il nome del personaggio: non è grave, forse è normale, però è “diverso”. Peccato che la sua creatività, nobile e poetica, sia mancata così presto; vivono a lungo tanti imbecilli!...

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