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Le interviste di Bruno Elpis

Intervista a Carlo Santi, editore

In passato ho già intervistato Carlo Santi per parlare principalmente della sua dimensione di scrittore. Nella presente intervista ci occuperemo della sua attività di editore.

Grazie Carlo per aver accettato di parlarci della tua Casa Editrice. Ricordiamo ai lettori che Ciesse Edizioni nasce ufficialmente il 14 ottobre 2010. Qual è stato l’impulso principale che ti ha indotto ad affrontare quest’avventura?

Prima di tutto la passione per la letteratura. Questa risposta sembra quasi scontata, eppure io la considero proprio così: una passione che è diventata un lavoro, il mio lavoro. Oggi sono editore a tempo pieno. Questo, credo, sia il biglietto da visita migliore perché non ci sono molti colleghi editori (piccoli) che riescono a vivere di “sola” editoria.

Cosa ne pensi della “giungla” dell’editoria italiana?

Un disastro! Nove grandi gruppi editoriali monopolizzano la letteratura con il 70% dei titoli in commercio. Grandi gruppi significa anche grande distribuzione, per cui gli stessi monopolizzano anche quella. Molte case editrici sono a pagamento e ciò rappresenta un altro 20/25%. All’editoria di qualità, come chiamo io la piccola e media editoria NO Eap, resta solo il 10/5%. Se cresci troppo, c’è sempre qualche grande gruppo che ti compra: non tanto perché sei bravo, bensì perché costituisci un pericolo di concorrenza. Direi, quindi, che non siamo messi bene.

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Intervista a Gianluca Morozzi

Intervista di Bruno Elpisfonte: Gianluca Morozzi su Malgradopoi.it

Grazie per aver accettato questa intervista. Come nasce la tua vocazione per la scrittura?

Forse da mio nonno, che era un formidabile narratore orale, e mi raccontava storie della sua vita, magari un po’ romanzate. Ora, siccome mio nonno è stato apprendista meccanico, partigiano, poliziotto e assicuratore, capirete che è facile affascinare un bambino con storie di meccanica, di guerra e di polizia, ma per fargli ascoltare con interesse storie di polizze incendio-furto bisogna avere una certa vocazione.

Qual è il tuo ricordo dei primi successi letterari?

Ah, be’, ricordo l’emozione del primissimo racconto pubblicato, In the air tonight, su Starmagazine, nel 1990. La prima telefonata da un editore, Giorgio Pozzi, di Fernandel. L’uscita in libreria del mio primo romanzo, Despero, in un giorno fortunatissimo per esordire come il 12 settembre 2001 (i giornali, chissà perché, parlavano d’altro). E la volta che Aldo Busi ha parlato di Blackout su canale 5, ad Amici...

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Tutti pazzi per ... Lolita! Intervista a Gabriella Genisi

Gabriella, parlaci di te. Quanto assomigli a Lolita?

“Lolita c’est moi”, mi piacerebbe dire, ma non è così. Il personaggio è di fantasia, ma come dice Baricco, l’autore è nei dettagli. E anch’io sono presente nella mia protagonista in alcuni tratti, nella tipicità delle donne del Sud, per esempio.

Ma tu vivi a Parigi o a Bari? Quanto è importante la tua città in quello che scrivi?

Gertrude Stein diceva: L’America è il mio Paese, Parigi è la mia città. Prendo a prestito la frase, per dire che vivo in provincia di Bari, ma idealmente sono sempre a Parigi, mio luogo dell’anima, dove torno ogni volta che posso.

Com’è nata l’idea di Lolita?

E’ nata in omaggio a Salvo Montalbano, leggendo i libri di Andrea Camilleri. Ho fantasticato su come potesse essere un commissario donna con le sue stesse caratteristiche, e Lolita ha preso forma, consistenza, e profumo d’arance.

Ne “La circonferenza delle arance” descrivi una specie di faida familiare ove le donne sembrano reggere i giochi. Quanto influisce, nelle tue storie e in questa in particolare, l’ambiente sociale e geografico nel quale i personaggi si muovono?

Vivo al Sud, e di questo mi piace raccontare, e nelle pieghe più tradizionali del mio territorio, esistono davvero i personaggi che io racconto, anche se nei miei libri il tuo viene raccontato con ironia, e costume.

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Intervista ad Andrea Vitali

Intervista di Bruno Elpis per i-libriDa comasco quale sono, non posso non chiederti – come prima domanda – cosa significhi per te “il lago”. In senso personale e in senso letterario.

Il lago è innanzitutto casa, il luogo da cui parto con la consolazione che, a Dio piacendo, ritornerò. E' il luogo davanti al quale ho aperto gli occhi da bambino, abitando in una casa a picco sul lago, e con la compagnia del quale sono cresciuto, ho studiato, letto e giocato. Ed è anche parente, sorta di zio che magari non vai a trovare da mesi ma che sai, quando ne hai bisogno, che c'è e non ti chiuderà la porta in faccia.

 

E, in particolare, cosa significa vivere a Bellano? Molti poeti e scrittori (il pensiero va inevitabilmente a Leopardi) hanno un rapporto di odio-amore con il luogo di origine o vivono la strettezza dei confini del provincialismo. Tu, dalla vita di paese e di provincia, hai tratto spunti fondamentali per le tue opere. E il tuo atteggiamento è sicuramente benevolo …

 

A Bellano, il mio paese, ho trovato sin da giovane ottimi motiviper lasciare affondare le radici.La dimensione del microcosmo non mi ha mai disturbato anzi, ho sempre trovato dentro di essa dei sicuri punti di affidamento mentre la città, conosciuta e frequentata a causa degli studi, mi ha sempre disorientato, alimentando il desiderio del ritorno. Se a ciò si aggiunge che proprio all'interno di questa dimensione ho scovato il palcoscenico perfetto per le mie storie il conto è fatto, una ragione di più per continuare a guardare a questo luogo come uno tra i  migliori dove potevo nascere.

 

Eserciti ancora la professione di medico? Come è nata la tua ‘attività’ di scrittore? Come si conciliano due  attività così totalizzanti e impegnative fra di loro? 

 

La mia attività di scrittore è nata giovanissima ma come si può capire un conto è concepire un desiderio un altro è comprendere come. Gli anni più giovani si sono alimentati di questa aspirazione oltre che di infinite letture grazie alle quali ho imparato pian piano come raccontare una storia, come tenere legato il lettore alla pagina. Con la maturità la scoperta che il paese poteva essere non solo teatro delle storie ma che anche ne nascondeva e ne nasconde parecchie è stato il completamento della mia aspirazione. Devo dire che il mestiere di medico compenetra assai bene quello di scrittore poichè mi mette in contatto con la gente, mi espone alle chiacchiere dalle quali spesso nascono le storie. E non ci sono problemi particolari di sovrapposizione: ognuna delle due attività ha i suoi tempi ben precisi e, come dire ?, nessuna pesta i calli all'altra.

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