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Le interviste di Bruno Elpis

Intervista a Gianluca Morozzi

Intervista di Bruno Elpisfonte: Gianluca Morozzi su Malgradopoi.it

Grazie per aver accettato questa intervista. Come nasce la tua vocazione per la scrittura?

Forse da mio nonno, che era un formidabile narratore orale, e mi raccontava storie della sua vita, magari un po’ romanzate. Ora, siccome mio nonno è stato apprendista meccanico, partigiano, poliziotto e assicuratore, capirete che è facile affascinare un bambino con storie di meccanica, di guerra e di polizia, ma per fargli ascoltare con interesse storie di polizze incendio-furto bisogna avere una certa vocazione.

Qual è il tuo ricordo dei primi successi letterari?

Ah, be’, ricordo l’emozione del primissimo racconto pubblicato, In the air tonight, su Starmagazine, nel 1990. La prima telefonata da un editore, Giorgio Pozzi, di Fernandel. L’uscita in libreria del mio primo romanzo, Despero, in un giorno fortunatissimo per esordire come il 12 settembre 2001 (i giornali, chissà perché, parlavano d’altro). E la volta che Aldo Busi ha parlato di Blackout su canale 5, ad Amici...

E l’impatto con il ‘difficile’ mondo dell’editoria italiana?

Quello è stato facile: ho spedito il mio primo romanzo a un solo editore (Fernandel) e dopo un mese mi ha detto che lo avrebbe pubblicato.

Come nasce l’idea di scrivere Blackout?

Dal nulla. Camminavo in via Irnerio, a Bologna, e un folletto sparaidee ha scoccato la sua freccia contenente questa trama, in direzione della mia testa.

Ma tu hai paura di rimanere chiuso in ascensore?

No, a meno che non succeda col ciccione del piano di sopra, che non si lava dal 1935, più o meno. Ogni volta che entro in ascensore dopo di lui mi sembra di addentrarmi in una pattumiera.

O ti fa più paura “Il grande fratello”?

Be’, quello è facile, basta non guardarlo.

A proposito di paure, qual è la ‘turba’ che ispira il tuo racconto inserito nella raccolta antologica “Fobie” di Ciesse Edizioni?

Una turba che da sempre attanaglia il mio personaggio Lajos: la caliginefobia, la paura delle belle donne. Che, tra parentesi, non condivido con lui.

Come hai vissuto quest’esperienza “collettiva”?

Credo che sia la quarantesima antologia a cui partecipo, ci sono abbastanza abituato...

Il tuo stile narrativo è molto personale. Qual è la sua genesi? Come si è formata la tua modalità espressiva?

E’ nato copiando, e mischiando le cose che copiavo. Ho copiato Asimov dai tredici ai sedici anni, poi ho copiato Stephen King per una vita, poi il Villaggio di Fantozzi, poi Nick Hornby, poi Paolo Nori... e a forza di copiare, prima o poi, in coincidenza col primo romanzo (in cui ho copiato il ritmo narrativo di Viaggio, di Tondelli) da questo minestrone è uscito qualcosa di personale.

L’ironia e l’umorismo sono caratteristiche che ti distinguono. E anche il gusto per il paradosso … Sono una dote naturale o una scelta di poetica?

Entrambe le cose. Ce l’ho come dote naturale, e ho usato questa dote per caratterizzare il mio stile.

Qual è stato il più bel riconoscimento che hai ricevuto? E il miglior complimento?

Massimo Carlotto che mi viene incontro dopo aver letto Blackout e mi dice “tu sei un fottuto genio!” E tutti i lettori che mi hanno detto di aver passato una notte svegli per finire un mio romanzo, pur dovendo andare a lavorare la mattina dopo.

La peggior critica che ti è stata rivolta …

“Ho letto liste della spesa più sapide e divertenti” (una signora, parlando di Accecati dalla luce, molti anni fa)

Il riferimento alla musica è una costante nei tuoi romanzi. Per esempio, in “Colui che gli dei vogliono distruggere”, David Bowie e Lou Reed – privati di sfogo creativo – diventano folli criminali. Perché la musica è così importante? Quali sono i tuoi gusti musicali?

La musica si può usare in mille modi, la musica suonata di Despero, quella da spettatore di Accecati dalla luce, quella primigenia di Cicatrici, quella dei grandi personaggi del rock come in Colui che gli dei o Bob Dylan spiegato a una fan di Madonna e dei Queen... i miei gusti musicali girano intorno al rock nelle sue varie declinazioni. Non c’è jazz, hip-hop o niente di simile nella mia vita.

Anche in “Chi non muore”, la protagonista è un’aspirante cantante: Angie. Che a me fa pensare alla Angie dei Rolling Stones, mentre a te …

Anche se io sono un grande fan dei Rolling Stones, Angie è nata dalla canzone omonima dei Verdena. Dal verso che dice, se ben ricordo, “Lunedì è il giorno delle streghe, Angie”.

Cosa ne pensi del festival di Sanremo? E del trash in generale?

Del festival di Sanremo negli ultimi quindici anni ho guardato solo tre momenti, Bruce Springsteen che cantava The ghost of Tom Joad, Elio e le Storie Tese con La terra dei cachi, gli Afterhours con Il paese è reale. Dal trash sono lontanissimo... i film di Pierino facevano schifo quando sono usciti e fanno schifo adesso.

Com’è stato scrivere dal punto di vista di una donna? In “Chi non muore” l’io narrante è una ragazza …

Ovviamente, per essere sicuro di non scrivere castronerie, ho chiesto aiuto: ho fatto leggere la prima versione del romanzo a una ragazza di 35 anni e a una studentessa fuorisede di 22. Entrambe mi hanno fatto notare gli errori che avevo commesso, le cose che una donna non penserebbe o non farebbe mai, o quel che non direbbe mai una studentessa fuorisede ventiduenne.

So che ogni artista è unicamente espressione di se stesso. Tuttavia, spesso, nell’uomo c’è un desiderio di ‘classificare’, forse anche per semplificare la realtà o ricondurla a punti di riferimento noti. Senti di appartenere a una corrente letteraria in particolare? Frequenti altri scrittori italiani?

Non credo di appartenere a una corrente letteraria, anche perché scrivo cose talmente diverse tra loro... Andrea Pazienza a che corrente apparteneva? Alla sua...
Frequento altri scrittori, certo, come no. Ma solo quelli che mi sono simpatici.

Anche il riferimento al mondo dei fumetti ritorna spesso nelle tue storie … Per motivi autobiografici?

Per il fatto che casa mia è completamente intasata di fumetti in ogni dove. Leggo fumetti da quando ho cinque anni.

Talvolta ricorri a scene forti, se non addirittura violente. E’ una forma di catarsi? Serve a scaricare gli impulsi distruttivi (in fondo ciascuno di noi ne ha) … o che altro?

Nessuna catarsi. Non ne ho bisogno. Per quello mi sfogo già allo stadio. Semplicemente, se in quel tipo di romanzo mi serve una scena forte, scrivo una scena forte.

Qual è l’ultimo libro che hai letto? Quali sono i tuoi autori o il tuo genere preferito?

1Q84, di Murakami. Autori, John Fante, Paolo Nori, Chuck Palahniuk, Irvine Welsh, Christopher Moore...

Puoi darci un’anticipazione sul tuo prossimo lavoro?

La prossima cosa che uscirà, a fine agosto, sarà un romanzo a quattro mani con Heman Zed. Uscirà per Guanda, ha un titolo ancora indefinito, e sarà un’odissea tragicomica su e giù per l’Italia, tra editori bipolari, lettori schizofrenici, loschi uffici stampa...

Se non sbaglio, tieni un corso di scrittura creativa. Puoi brevemente parlarci di questa esperienza?

Il mio è un corso molto divertente, o almeno spero che lo sia. Parlo di trucchi e tecniche di scrittura, faccio scoprire libri e autori che magari prima non si conoscevano, do degli esercizi facoltativi, e alla fine si va tutti a bere insieme.

Che consiglio daresti a chi desidera pubblicare un suo scritto?

Di cercare con cura l’editore giusto. C’è internet ad aiutarci in queste cose, è facile!

Sono solito chiudere le mie domande alla Marzullo. Fatti una domanda a piacere e rispondi … sono sicuro che non ti lascerai scappare l’occasione per stupire o divertirci! O magari per liberarti, sbandierandolo per il web, di un segreto che non hai mai confidato a nessuno …

D. Morozzi, cosa pensano i tuoi genitori dei tuoi libri?

R. Mia madre non ne ha mai letto uno perché si vergogna. Mio padre non solo li legge, ma li riscrive a modo suo (“come andavano scritti”, dice), li stampa, li rilega e me li sbatte sul tavolo. Sono pieno di questi libri, Despero remix, Blackout remix...li

Ecco a chi assomigli, Gianluca Morozzi: buon sangue non mente! Ringrazio Gianluca per la disponibilità e per la simpatia con la quale ha affrontato quest’intervista di …

 ... Bruno Elpis

 

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