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Le interviste di Bruno Elpis

Intervista doppia a Francesca Panzacchi e Carlo Santi: "Delitti al castello"

http://www.ciessedizioni.it/delitti-al-castello/

Un libro di Francesca Panzacchi e Carlo Santi, Ciesse Edizioni

Grazie per aver accettato questa intervista doppia. Ritieni di avere una personalità predominante o recessiva?

Francesca: Predominante, ma adoro fingermi recessiva.

Carlo: Mi avvalgo della facoltà di non rispondere! Comunque assolutamente predominante.

Prima di commettere i vostri delitti al castello, ciascuno di voi si è dedicato a un genere ben preciso: rosa-noir per Francesca, giallo-storico per Carlo. Vi riconoscete in questa mia colorazione del vostro scrivere?

Francesca: Assolutamente sì, ma io ho come una sete continua di sperimentazione che mi porta a spaziare da un genere all’altro. Il thriller mi ha sempre attratto molto, era nell’aria che prima o poi ne scrivessi uno.

Carlo: Mi riconosco sul giallo, ma il mio colore preferito è il nero, dove cova il mistero, la paura, l’incognita, l’oscuro, l’indefinito…

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Intervista a Marilena Guglielmi ("Io scrittore")

Questa è la prima delle interviste realizzate per la rubrica "Io scrittore", il concorso che vede la testata web www.i-libri.com, con la quale collaboro, affiancata al gruppo editoriale Mauri  Spagnol.

CINQUE DOMANDE A MARILENA GUGLIELMI

Hai visto il film “Anna dei Miracoli”? Cosa ne pensi del mio paragone?

Confesso la mia ignoranza, ma ho subito rimediato. Non avevo mai visto “Anna dei miracoli” e mi è sembrata l’occasione buona per farlo. Cosa penso del paragone? Penso che ciò che accomuna le due storie è la similitudine tra le due donne, Anna e Maria, che cercano una soluzione con le sole armi in loro possesso: l’amore, l’inventiva, il coraggio di brancolare nel buio senza paura di picchiare contro gli spigoli, e soprattutto la tenacia, il desiderio di non arrendersi. “In tutto il mondo non c’è nessuno che mi dica come posso raggiungerti!” Questo è il senso di solitudine che provano, di fronte al compito immane che devono portare a termine con le sole forze a loro disposizione. E in entrambi i casi il “miracolo” si compie attraverso l’acqua. Ma il bambino del bosco di querce ha un problema, se proprio vogliamo chiamarlo così, molto più impalpabile e inafferrabile. Lui non urla o strepita; sta zitto e a spesso ha lo sguardo sfuggente, ma può anche apparire simile a tutti gli altri, e la differenza non salta agli occhi, quando lo vedi giocare sulla giostra con suo fratello, quando ti accorgi che piange un po’ troppo di rado e non fa mai capricci. Forse è soltanto molto chiuso, molto timido? No, non è così. La sua sofferenza è silenziosa e potrebbe anche passare inosservata: questo è il vero pericolo. Penso a tutti quei bambini che hanno una diversità e ne soffrono, perché il mondo in cui viviamo non è fatto per loro. E spesso i genitori e gli insegnanti non lo sanno o non lo vogliono sapere. Ciascuno incontra in se stesso delle enormi resistenze, prima anche solo di ammettere che suo figlio non è come gli altri. Un bambino gravemente autistico, se aiutato in tempo, può diventare un caso lieve. Ha bisogno che gli si insegni a comunicare: ciò che per gli altri è facile e istintivo, lui deve e può apprenderlo. Non sarà mai come gli altri, perché è neurologicamente diverso, ma questo non significa che sia malato, o inferiore. Esiste un rovescio della medaglia: lui sarà, a sua volta, capace di cose che gli altri dovranno apprendere con fatica.

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Intervista a Marco Aluigi e Dino Baggio

 L'intervista doppia

Grazie per aver accettato questa intervista doppia, stile Iene. Come ricordi l’inizio della vostra amicizia?

Marco Aluigi: Nasce nel 2005, con l’incontro per curare un progetto scolastico nella scuola di Tombolo dove io, allora, insegnavo.

Dino Baggio: Siamo nel 2005 quando, appena chiusa la mia carriera, rientro a Tombolo, il paese nel quale sono nato e vissuto. Mi telefona Marco che mi chiede la disponibilità a passare un po’ di tempo a scuola con i ragazzi per affrontare un progetto dedicato agli sportivi eccellenti tombolani. Incontro Marco, stabiliamo il piano di lavoro. Inizia così la nostra amicizia.

Qual è stato l’impulso principale che ti ha indotto a scrivere “Gocce”?

Marco: L’amore per il calcio e per la verità che, unitamente alla mia curiosità per ciò che l’”Azienda Calcio” produce con i suoi effetti mediatici sul sociale, mi ha spinto a chiedere a Dino il grande sforzo di raccontarMI, raccontarSI e raccontaRE il suo vissuto di calciatore. (ndr. mi piace giocare con il Mi, con il Si e con il Re, intese come note musicali…vedi risposta seguente)

Dino: Il piacere di raccontare la mia carriera e di far conoscere la mia verità, il motivo per cui ho smesso così presto di giocare. Tutti continuavano a chiedermi perché avevo chiuso ancora abbastanza giovane con il calcio. Mi è venuta così voglia di raccontarmi: avevo bisogno, vista la mia indole riservata, di un amico e non di un giornalista al quale parlare. Volevo che la mia vita raccontata fosse trattata senza toni scandalistici, ma contenesse tutti i passaggi utili ad ogni ragazzo che ama il calcio per carpire i significati più nascosti della mia vita.

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Intervista a Carlo Santi, editore

In passato ho già intervistato Carlo Santi per parlare principalmente della sua dimensione di scrittore. Nella presente intervista ci occuperemo della sua attività di editore.

Grazie Carlo per aver accettato di parlarci della tua Casa Editrice. Ricordiamo ai lettori che Ciesse Edizioni nasce ufficialmente il 14 ottobre 2010. Qual è stato l’impulso principale che ti ha indotto ad affrontare quest’avventura?

Prima di tutto la passione per la letteratura. Questa risposta sembra quasi scontata, eppure io la considero proprio così: una passione che è diventata un lavoro, il mio lavoro. Oggi sono editore a tempo pieno. Questo, credo, sia il biglietto da visita migliore perché non ci sono molti colleghi editori (piccoli) che riescono a vivere di “sola” editoria.

Cosa ne pensi della “giungla” dell’editoria italiana?

Un disastro! Nove grandi gruppi editoriali monopolizzano la letteratura con il 70% dei titoli in commercio. Grandi gruppi significa anche grande distribuzione, per cui gli stessi monopolizzano anche quella. Molte case editrici sono a pagamento e ciò rappresenta un altro 20/25%. All’editoria di qualità, come chiamo io la piccola e media editoria NO Eap, resta solo il 10/5%. Se cresci troppo, c’è sempre qualche grande gruppo che ti compra: non tanto perché sei bravo, bensì perché costituisci un pericolo di concorrenza. Direi, quindi, che non siamo messi bene.

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