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Le recensioni di Bruno Elpis

La paura fa 90, segue...

Nell’esplosione dell’estate, valutate la possibilità – magari in una notte insonne – di tuffarvi in una bella lettura: certo, l’afa in sé è già un fastidio, quindi la lettura deve essere avvincente e dissetante come una tazza di thé freddo.
La Paura fa 90” di www.braviautori.it è decisamente adatta per l’occasione e si candida a essere un’ottima compagnia per le vacanze incombenti: i racconti sono brevi, incalzanti. Incuriosiscono. Spesso sorprendono. Quasi sempre inquietano. A volte sono autentiche pillole di orrore concentrato.

La paura fa 90 - ..segue, recensione, Bruno Elpis

Suspense tale, antologia di racconti

L’antologia è stata creata attraverso l’omonimo concorso indetto da Edizioni R.E.I. in collaborazione con Tuttosuilibriblog.
Sorvolerò sui tre racconti vincitori (i primi “in ordine d’apparizione”), dicendo soltanto che “MerIdioNOir” di Andrea Mignona è un interessante esperimento che, a partire da un sottofondo storico e sociale, gioca su lettere e numeri come in una sciarada, mentre “Cecilia” di Francesco Tranquilli è un’inquietante vicenda sospesa nel tempo tra un’antica violenza turpe, la vendetta e ancora violenza, questa volta omicida.

Suspense tale, recensione, malgradopoi.it

Mai come ieri, romanzo di Stefano Marino

Mentre leggo “Mai come ieri” di Ste’ Marino, soffermandomi sulle particolareggiate descrizioni degli ambienti (della sua infanzia, secondo la confessione dell’autore. Anche se Corvegna è un nome di fantasia), cerco di immaginare le sensazioni che può provare un lettore “indigeno” nel vedere, nei propri luoghi, ambientata una storia di ordinaria follia. Poi, inaspettatamente, la risposta a questa domanda me la fornisce il romanzo stesso: Michele, l’io narrante, giornalista in cerca di riabilitazione dopo una brutta storia di droga nella quale è rimasto coinvolto suo malgrado, indagando sulla sparizione di tre ragazzi e di un prete, raggiunge Cervo: particolare e straordinario borgo del ponente ligure che io ben conosco. Allora, identificandomi nelle atmosfere uniche di Cervo, mi son detto: “Ma Stefano è un macchiaiolo della penna!”

La prima parte del romanzo pone scaltre premesse, come in un gioco di strategia: poi la narrazione si impenna e segue esclusivamente la legge della tensione, travolta - essa stessa - dalla corrente impetuosa della bialera. Il climax è vertiginoso e senza esclusione di colpi (in tutti i sensi).

Il principale merito di Stefano Marino nel suo folgorante esordio, a mio modesto parere, sapete qual è? Quello di aver aggirato, in questa storia dal ritmo incalzante,lo stereotipo del prete pedofilo. Quello di aver costruito una storia di suspense che – in filigrana – affronta anche il tema della xenofobia.

Il segreto dei tre campanili

Però Roberta … francamente parte avvantaggiata! Perché vive a Venezia, nella città PIU’ BELLA DEL MONDO, ove ogni respiro è fonte d’ispirazione artistica. Che lei ha colto, in una storia ambientata con grande abilità nella laguna. Qui si colloca la ricerca di un tesoro non ben identificato e la vicenda si dipana in un’atmosfera d’incanto tra litorale, isole, barene, luoghi d’arte, temporali e singhiozzi di gabbiani. Ingredienti che si combinano sotto l’ossessione e il sospetto che la laguna ospiti una piccola Atlantide inghiottita - tanto tempo fa - da una catastrofe naturale.

Roberta non abbandona mai la sua grazia e la sua eleganza stilistica, neppure quando infila nella storia omicidi, aggressioni e l’incendio (per fortuna solo nella sua e nella nostra fantasia!) di un prezioso mobile antico che nasconde una mappa “sui generis”: il dipinto di tre campanili. O quando crea situazioni “alla Agatha Christie” (citata) in una festa a numero chiuso tra gli indiziati.

Infine, voglio fare spoiler: lo so, in una recensione è un autentico delitto. Quindi non anticiperò se il tesoro alla fine viene ritrovato. Né svelerò l’identità dell’assassino. Il mio spoiler è un grosso dilemma: ho chiuso il libro con la sensazione che il vero ritrovamento del tesoro, in questa storia, abbia natura immateriale (leggasi amore). Che ne dice l’autrice?