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Le montagne della follia di H.P. Lovecraft (i-libri)

coverSecondo H.P. LovecraftLe montagne della follia” si troverebbero in Antartide, come testimoniato dal racconto-diario di Dyer, esploratore-narratore a capo dell’immaginaria spedizione scientifica (“Come geologo a capo della Miskatonic University, il mio obiettivo era solo recuperare campioni di roccia e suolo dagli strati più profondi del continente antartico, in ciò aiutato dall’impressionante trivella messa a punto dal professor Frank H. Pabodie, del nostro dipartimento di Ingegneria”) partita nel 1930 (“Salpammo dal porto di Boston il 2 settembre 1930”). 

Già durante il viaggio, alcuni miraggi premonitori (“Un miraggio sorprendentemente vivido… in cui gli iceberg in lontananza si trasfiguravano nelle merlature di inimmaginabili castelli cosmici”) rivelano per rifrazione una realtà spaventosa che affiorerà nel corso dell’esplorazione.
Una volta giunta a destinazione, l’unità scientifica si divide, sfiorando “il punto critico dell’ammutinamento”: alcuni componenti del gruppo si dirigono verso ovest (“Nel Canale di McMurdo… sottovento rispetto all’Erebus fumante. La vetta scoriacea… torreggiava contro il cielo orientale come in una stampa giapponese del sacro Monte Fuji e alle sue spalle si alzava il monte Terror, bianco e spettrale…”).

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Il caso di Charles Dexter Ward di Howard P. Lovecraft (i-libri)

cover“Il caso di Charles Dexter Ward” è l’opera forse più rappresentativadi Howard P. Lovecraft in quanto, come ben mette in evidenza l’introduzione di Valerio Evangelisti, armonizza molti degli elementi della sua poetica.
Come l’ossessione della realtà nascosta e parallela (“Alla ricerca delle scaturigini degli abomini che, dal sottosuolo, assediano l’altrimenti tranquilla città di Providence”). E la sensazione che il mondo sia in equilibrio instabile (“Se gli esperimenti del protagonista avranno successo, ne sarà compromesso l’assetto dell’intero sistema solare e dell’universo conosciuto. Altri universi, in altre dimensioni, troveranno un accesso al nostro e vi vomiteranno il loro osceno contenuto”) nelle tradizionali strutture (“L’evocazione di creature ultraterrene difficili da rispedire indietro, una volta che abbiano varcato lo spazio-tempo e i suoi abissi”) che lo sorreggono. In una concezione cosmica (“Lovecraft creò il proprio olimpo di folli divinità – descritto in un libro immaginario, il Necronomicon – avide di riprendere il controllo sugli umani”) nella quale il protagonista (“L’uomo fu probabilmente creato a immagine e somiglianza di questi grumi cosmici di pazzia”) vaga in balia di forze oscure (“Il nemico, che è, in penultima analisi, il caos, e in ultima analisi il vuoto totale”) plasticamente rappresentate (“Il Merry New England … ricorda il quadro… de Il naufragio dell’Elsinore di Jack London”). 

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Il caso di Charles Dexter Ward (Lettori Autori)

cover“Il caso di Charles Dexter Ward” è una delle opere più riuscite di Howard P. Lovecraft: concentra tutti gli elementi del suo stile, concretizza un classico dell’horror imparentato sia con “Lo strano caso del Dottor Jeckill e di Mr Hyde” di Stevenson, sia con il “Dracula” di Bram Stoker, e presenta vaghe attinenze con “Il ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde. 

La storia narra in modo molto indiretto (il narratore riferisce i pensieri del medico che cura il protagonista, Charles Dexter Ward) il caso di un giovane impegnato a riesumare un trisavolo, manipolando le sue ceneri: l’antenato è quel Joseph Curwen che, come narrano le cronache del settecento, nella sua fattoria sulla Pawtuxet Road aveva concentrato oscuri commerci di marinai ammutinati e disertori, per occultare pratiche empie ed esperimenti sacrileghi (“Una profusione di ossa umane e animali… in luoghi… scavati… dalla pioggia sulle sponde del fiume”), dopo aver probabilmente carpito il segreto della “continua giovinezza e longevità”.

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Le montagne della follia di H.P. Lovecraft (qlibri)

Nel mondo… della morte senza tempo 

H.P. Lovecraft immagina che“Le montagne della follia” si trovino in Antartide. Lì si dirige la spedizione (“Eravamo quattro professori dell’università – Pabodie, Lake del dipartimento di Biologia, Atwood di quello di Fisica, era anche un meteorologo, e io, del dipartimento di geologia e con il comando nominale – più sedici assistenti: sette dottorandi… e nove abili meccanici”) comandata dal narratore, Dyer, che non nasconde “l’importanza cruciale che quel viaggio riveste nella mia vita. Esso segnò per me la fine, all’età di cinquantaquattro anni, della pace e dell’equilibrio che le menti normali posseggono grazie alla loro abitudinaria concezione della Natura e delle leggi della Natura”. 

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