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Le recensioni di Bruno Elpis

La notte alle mie spalle di Giampaolo Simi

coverGiampaolo Simisi è fatto conoscere per i suoi romanzi noir”.
Con “La notte alle mie spalle” propone un romanzo scomodo per il lettore perché crea disagio parlando di disagio: psicologico, familiare, sociale ed esistenziale. Il disagio psicologico Il romanzo è perturbante. Ricordo che il perturbante, tematizzato da Freud, è una “paura, che si sviluppa quando una … situazione viene avvertita come familiare ed estranea allo stesso tempo cagionando generica angoscia unita ad una spiacevole sensazione di confusione ed estraneità”.
Vi sono alcune condizioni ricorrenti che generano il perturbante: ad esempio la rappresentazione del doppio nei gemelli o nei sosia. Il nostro autore crea ‘perturbamento’ con una rappresentazione particolare del doppio: collocando la doppiezza all’interno del medesimo personaggio (operazione già effettuata, ad esempio, da Stevenson ne “Lo strano caso del dottor Jeckill e di Mister Hyde”, con i risultati che tutti conosciamo).
Perché il protagonista, Furio Guerri, impegnato a lasciarsi “La notte alle mie spalle”, è un essere nel quale convivono due polarità. Ha le caratteristiche dell’individuo che la cronaca definisce “un mostro”: “Due mattine alla settimana vengo qui, mi siedo, apro il mio sacchetto con il panino, mi verso le gocce direttamente sulla lingua”. “

Ma non c’è solo Furio Guerri, il mostro. La tua prima vita è quella di Furio Guerri, agente di vendita monomandatario …”
“Sorridi perché sei un rappresentante, e un rappresentante sa sorridere in ogni frangente.”

Il disagio familiare

La famiglia borghese è il teatro privato ove il disagio si consuma.
Furio sposa “Elisa … eri quella bella ma stupida come un’oca!
valderaSecondo i riti della civiltà borghese “… hai potuto acquistare una monofamiliare indipendente a Torre del Poggio, due piani più cantina …”
“… In quella parte interna della Valdera, al confine tra Pisa e Firenze, gli stranieri non sono arrivati. Non ancora. Hanno quella certa idea di Toscana, vogliono la pietra a vista, almeno un cipresso e una vigna nelle vicinanze. Lì invece le colline sono creste d’argilla”
.
E così si realizza l’ideale posticcio: “Lei era bellissima, alta, con i riccioli. Lui uno serio, a posto, con un buon lavoro. Avevano questa figlia piccola, la loro villetta in campagna. Una coppia perfetta, una famiglia da pubblicità”.
Ma l’ideale è pronto a franare per i meccanismi insiti nella costruzione medesima. Per i malintesi, gli equivoci, le tensioni di tutti i giorni: “A gennaio potresti ritrovarti senza lavoro, la rata del mutuo che incombe, e il terrore che a ogni squillo del tuo cellulare sia la banca che ti cerca …” E forse anche per la carica di violenza che alcune teorie ritengono connaturata all’uomo.

Il disagio sociale

Deriva da rapporti di lavoro e relazioni umane basate su rivalità, invidie, ipocrisie, compromessi, clientelismi e tradimenti.
Deriva da un sistema di comunicazione spasmodicamente teso a strumentalizzare una tragedia familiare in un articolo morboso o in programma televisivo scandalistico.

Il disagio esistenziale

Un uomo così lacerato, naturalmente, soffre. E attua una “strategia di negazione”.
“Penso che dobbiamo vederci, dottore, la terapia di mantenimento non funziona. Mettermi una nottata alle spalle è ogni volta un’impresa”.
L’inconscio ovviamente segnala questa sofferenza: “Ho sognato il mare e anche l’isola”. (ndr: la Gorgona) “? il profilo di una donna. Perfetto. Composto come quello di una maschera mortuaria.”
cime tempestoseIl lettore soffre insieme ai personaggi di questa storia che è un pugno (o una serie di pugni) nello stomaco. Ed è pronto, il lettore, a reinterpretare con Furio e con la figlia Caterina il dramma di Heathcliff e Catherine di Cime Tempestose: “... l’amore … è come quel vento lì delle brughiere. Se stai fermo e vuoi resistergli, lui ti piega in due come un albero. Se invece gli corri dietro, non lo raggiungi mai. L’unica è farsi portar via”.

Il linguaggio del romanzo è duro e non indulge a cedimenti. Sa trasformarsi nello slang sincopato e nevrastenico della chat: “Ke dv fare? Qst 2 …
La scelta del “tu narrativo” rende il ritmo incalzante e mozzafiato.
L’autore non risparmia situazioni forti e scomode, dimostrando schiettezza scenografica anche a costo di angosciare ...

Bruno Elpis

http://www.malgradopoi.it/recensioni/la-notte-alle-mie-spalle-di-giampaolo-simi